J. Czapski
La morte indifferente. Proust nel gulag
prefazione di È. de la Héronnière, postfazione di G. Herling, traduzione di M. Zemira Ciccimarra, L’ancora del Mediterraneo, Napoli 2005
(Recensione di Lorenzo Pompeo)
eSamizdat 2005 (III) 2-3, p. 541
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L’episodio al quale è legato questo breve e brillante saggio su Proust è legato alla permanenza dell’autore nel campo di Griazowietz, vicino Vologda, nel quale alcuni prigionieri polacchi avevano organizzato delle conferenze dedicate agli argomenti più disparati, preparate solo sulla base di ricordi e di dati mandati a memoria. Gli autori dovevano preventivamente sottoporre il testo della conferenza alle autorità del campo ed è in questo modo che è giunto a noi il testo di questa conferenza che Czapski aveva dedicato allo scrittore francese.
Nato a Praga nel 1896 da una famiglia aristocratica polacca, Czapski trascorse la sua infanzia nell’avito podere in Bielorussia, trasferendosi ben presto a San Pietroburgo, dove visse tra il 1909 e il 1916. Venne mobilitato nel febbraio del 1917, ma abbandonò dopo qualche mese l’esercito zarista. Quando la Polonia, nel 1918, ottenne l’indipendenza, Czapski andò a Varsavia e si iscrisse all’Accademia delle belle arti. Tra il 1924 e il 1932 soggiornò a Parigi, dove continuò a dipingere. Tornato in Polonia, alternò la pittura con la stesura di saggi e corrispondenze.
Lo scoppio della Seconda Guerra mondiale stravolge completamente la vita di Czapski, allora influente critico e affermato pittore, che aveva esposto a Parigi, dove era entrato in contatto con Matisse: nel 1939 raggiunge il suo reggimento a Cracovia e quasi subito viene fatto prigioniero dai sovietici, che hanno occupato i territori orientali dello stato polacco. Internato nel campo di Starobielsk, legato alla lugubre tragedia di Katyn’, Czapski è uno dei pochi ufficiali dell’esercito polacco a scampare alle esecuzioni. Trascorre diciotto mesi nei campi di prigionia sovietici, esperienza che descriverà successivamente in due opere fondamentali, Souvenirs de Starobielsk e Na nieludzkiej ziemi. Viene liberato nel 1941 ed entra nel corpo d’armata del generale Anders (come anche Gustaw Herling-Grudzinski, che firma un breve saggio inserito in questo libro).
Ciò che più colpisce nel testo è la capacità dell’autore, parlando del capolavoro di Proust, di rievocare il clima e le atmosfere di un’epoca nella quale Czapski era nato e cresciuto e che era stata spazzata via da due guerre mondiali e una rivoluzione. Quando Czapski giunse a Parigi, nel ‘24, Proust era morto da appena due anni. La morte indifferente non rappresenta quindi solo un omaggio a un autore amatissimo da parte di un critico acuto, ma anche la commemorazione di un mondo, di quell’Europa che aveva il suo epicentro culturale a Parigi. Gli anni del soggiorno parigino di Czapski e la città sono gli stessi che Czesław Miłosz rievoca nel suo saggio Rodzinna Europa: la capitale francese era evidentemente un punto di riferimento imprescindibile per tutti gli intellettuali e gli artisti polacchi tra le due guerre.
Czapski, così come Miłosz, è stato uno dei maggiori testimoni della distruzione di quel mondo indissolubilmente legato al nome di Proust. La speranza è quella di poter leggere presto in italiano anche le altre importantissime opere di questo autore, che insieme ad altri già noti intellettuali polacchi (ai citati Gustaw Herling-Grudzinski e Czesław Miłosz aggiungerei almeno il nome di Aleksander Wat) ha avuto l’onere di essere prima vittima e poi testimone del crollo di un mondo travolto dai noti tragici eventi storici.

 
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