E. Tonev
Hombre
traduzione di S. Ilkova, Fbe edizioni, Milano 2004
(Recensione di Lorenzo Pompeo)
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 500-501
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Emil Tonev, giornalista, sceneggiatore e regista bulgaro, è l’autore di questa struggente ballata western-balcanica dal perfetto stile cinematografico, in cui l’elemento “visuale” è sempre in primo piano e il ritmo della narrazione e dei dialoghi è veloce come i piani-sequenza dei film di Peckinpah (con qualche dovuto omaggio a Sergio Leone nei momenti cruciali della narrazione, come ad esempio nel duello finale).
Un uomo deve consegnare un sacco con dentro qualcosa di prezioso e pericoloso in un mercato di un piccolo centro in Bulgaria. Qualcosa però va storto e scoppia una rissa. I “feudatari del mercato” vogliono a tutti i costi la pelle del corriere, che si getta in una fuga precipitosa. Una misteriosa bionda lo salva facendolo salire su un camion carico di carbone. Il protagonista sbarca così in una strana compagnia di sbandati, mosaico di varie “nazionalità” balcaniche: un ladro zingaro, uno storico serbo fuggito dalla guerra in Bosnia, un mussulmano bulgaro, un macedone, Yohan, leader del gruppo, e Hombre, un giovane idiota armato che scimmiotta i cow-boy. La bionda, dall’inconfondibile accento russo, è l’unica presenza femminile di questo gruppo sgangherato che vive secondo proprie regole al margine della società, in baracche provvisorie ai margini dei boschi. La fabbricazione e la vendita del carbone sono le uniche attività con le quali il gruppo si sostenta. Il protagonista accetta le regole di questa sgangherata compagnia, ma non vi si integra e la sua presenza è l’elemento che turba i fragili equilibri della comunità. Tra i racconti, abbondantemente innaffiati da grappa bulgara, le partite a carte e il lavoro nel bosco, affiora quindi una tensione crescente.
Ma prima dell’annunciata resa dei conti, inevitabile come si deve in ogni dramma balcanico, c’è un romantico intermezzo: l’amore tra Nadia e Yohan. Lei, cuoca diplomata al ginnasio di Irkutsk, lo aveva notato nella mensa tra gli altri taglialegna bulgari. Lui, filosofo non laureato perché espulso dall’università, l’aveva conquistata con una semplice frase: “vieni con me in Bulgaria”. Gli sposi erano stati costretti ad abitare insieme al padre di Yohan, che odia tutti i Russi. Nel corso dell’ennesima lite, Yohan dà una spinta al padre, che cade e muore. Lui finisce in carcere, Nadia scappa a Sofia, dove fa la prostituta, ma nove anni dopo Yohan la ritrova e la riprende con sé (anche se non la desidera più). In un orfanotrofio ritrovano anche il loro figlio, Hombre, che passava le giornate guardando film western. Proprio mentre il protagonista è sul punto di prendere il volo col suo angelo biondo, arrivano quattro “pistoleri” che vogliono la sua pelle per vendicare la bagarre del mercato. Lo trovano e stanno per fargli la festa, quando Hombre esce dalla baracca con la sua pistola, fredda tre gangster, ma viene ferito a morte dal quarto, che, pur malconcio, riesce a darsela a gambe.
Il film western e la tragedia greca trovano nel crudele Balcano la loro perfetta sintesi. Tonev è uno scrittore di talento e ciò traspare qui e là anche in questo libro: chi volesse gettare un’occhiata alla nuova prosa bulgara, non se ne pentirà. In tutti i paesi una volta parte dell’impero “real-socialista” lo stile “americano” sembra dilagare in ogni campo, dalla vita materiale all’arte e alla letteratura. Ma a ben vedere ciò ha poco a che fare con gli Stati uniti d’America. Semmai con un certo mito dell’America, che non si sa più neanche dove collocare geograficamente...

 
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