D.V. Tokarev
Kurs na chudšee: absurd kak kategorija teksta u Daniila Charmsa i Semjuelja Bekketa
Novoe Literaturnoe Obozrenie, Moskva 2002
(Recensione di Laura Piccolo)
eSamizdat 2003 (I), pp. 234-235
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Dopo l'esauriente e originale monografia di Michail Jampol'skij [ Bespamjatstvo kak istok (Čitaja Charmsa), Moskva 1998] la casa editrice Novoe literaturnoe obozrenie propone un altro lavoro dedicato a Daniil Charms insieme ad un altro esponente della letteratura dell'assurdo, Samuel Beckett. L'accostamento non è certo nuovo: si può dire che la conoscenza dello scrittore russo da parte della critica occidentale sia avvenuta proprio attraverso la lettura e l'approfondimento dell'assurdo europeo. Negli ultimi anni gli studi di comparatistica hanno ceduto il passo a delle monografie su Charms o sulla poetica degli Oberjuty [A. Kobrinskij, Poetika “OBERJU” v kontekste russkogo literaturnogo avangarda, Moskva 2000] all'interno dell'esperienza dell'avanguardia russa, dai simbolisti ai futuristi. Jampol'skij ha sondato la “periferia filologica” dell'opera di Charms in un “libero movimento del pensiero all'interno del testo”. Tokarev applica questo metodo anche allo studio dello scrittore franco-irlandese, in un'analisi che potremmo definire un libero movimento del pensiero alla ricerca delle associazioni possibili. Oltre all'ombra di Jampol'skij, che l'autore comunque critica in diversi momenti, c'è quella dello svizzero Jean Philippe Jaccard e della sua organica trattazione sui rapporti tra Charms e Vvedenskij con Beckett, Ionesco e l'esistenzialismo [J.Ph. Jaccard, Daniil Harms et la fin de l'avant-gard russe, Bern 1991]. Tokarev amalgama il tutto in una nuova lettura che ha fatto tesoro della profonda immersione di Jampol'skij nella parola di Charms, per farla riemergere nel contesto europeo dell'assurdo e dando vita alla prima monografia russa su Beckett.
Charms e Beckett non sapevano nulla l'uno dell'altro, eppure le loro opere e la loro visione del mondo sembrano animate da uno stesso ``spirito del tempo''. Entrambi, secondo Tokarev, aspirano all' očiščenie del mondo, a scalfire la superficie degli oggetti e della parola per ricondurli alla loro forma più autentica: la poesia creatrice per Charms, il non-essere per Beckett. Per raggiungere il proprio obiettivo il primo utilizza la parola stessa, emancipata dai suoi significati funzionali e che si è riappropriata della sua essenza più profonda, capace di costruire una poesia della realtà. Il secondo invece si rivolge all'immagine, poiché la purificazione del mondo consiste nel raggiungere il silenzio attraverso il superamento della parola. Charms vuole mostrare la ``logica dell'assurdo'', la voce più autentica del mondo, almeno finché la realtà che lo circonda non diventa sempre più alogica, sempre più inspiegabile. Intorno alla metà degli anni Trenta infatti, la sua poesia lascia il posto ad una prosa che cerca di raccontare e decifrare l'assurdo del reale. Beckett sente di vivere in una realtà assurda, unica rivolta possibile è l'autoesclusione dalla realtà stessa, attraverso un non-essere verbale, il silenzio, e ontologico, la morte. I suoi personaggi sono uomini in rivolta che tendono alla non-esistenza e che quindi sono ritenuti dal mondo strani, pazzi o sono destinati a morire. La novità della trattazione di Tokarev è quella di non guardare al teatro come luogo esclusivo di contatto tra i due scrittori, ma di affrontare le opere meno conosciute di Beckett, le prose e i romanzi, sino alle sceneggiature per la televisione degli ultimi anni: la scelta di intitolare la monografia Kurs na chudšee (Cap au pire, una delle ultime prose di Beckett), annuncia sin dall'inizio, la chiave di lettura del libro.
Tra le varie tematiche affrontate, vale la pena di menzionare la sessualità (che non ci sembra però scevra da letture forzate), la musica e soprattutto il rapporto tra letteratura e filosofia dell'assurdo attraverso il ben congeniato trinomio Beckett-Charms-Sartre.
La ricchezza delle note esplicative non giustifica la quasi totale assenza di bibliografia per Charms: l'autore si limita a rimandare a quella di Jaccard ed elenca sette titoli che lasciano il lettore interessato a bocca asciutta. Ma non vogliamo tirare conclusioni affrettate, lasciamo all'autore il beneficio del dubbio dell'esigenza editoriale, dal momento che anche la monografia di Jampol'skij in questo senso tace. A questa carenza Tokarev sembra porre rimedio con una bibliografia più corposa su Beckett. A coloro che sono interessati allo scrittore russo converrà invece indirizzarsi a quella dettagliata e aggiornata di Kobrinskij.

 
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