Die Jesuiten in Wien. Zur Kunst-und Kulturgeschichte der österreichischen Ordensprovinz der Gesellschaft Jesu im 17. Und 18. Jahrhundert
a cura di Herbert Karner e Werner Telesko Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, Wien 2003
(Recensione di Petra Nevímová)
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 272-275
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Da più di cento anni i ricercatori si interessano all'arte gesuita e al cosiddetto “stile dei gesuiti”, concetto creato dalla storiografia liberale dell’Ottocento e carico più di presupposti ideologici che di analisi scientifiche sulla reale produzione artistica della Compagnia di Gesù. Per questa generazione di storici si trattava in sostanza di un sinonimo dello stile "romano-papista", creato per una sistematica colonizzazione architettonico-culturale dell’orbe cattolico, strategicamente orientata su Roma. Gli studiosi moderni hanno da decenni accertato, attraverso verifiche documentarie, l’infondatezza di questa teoria.
Varie monografie sull'architettura tedesca, spagnola, belga, francese e italiana dell'ordine dei gesuiti ne hanno mostrato in modo molto convincente la variabilità, spesso legata alle singole tradizioni locali. Il problema dell'uniformità del pensiero gesuita sull’arte e l’architettura è stato definitivamente chiarito da Wittkower (oltre ad altri studiosi di grande fama) nel convegno Baroque Art and the Jesuit Contribution, tenuto presso la Fordham University di New York nel 1969 (i contributi sono stati poi pubblicati in un libro dall'omonimo titolo). Il risultato complessivo più importante di quel congresso risiedeva proprio nella constatazione che non esiste una concezione unitaria, condivisa e programmatica, dell’architettura e delle decorazioni di tutti gli edifici dell’ordine.
Oggi al mondo esistono diversi centri che occupano tematicamente dell'ordine ignaziano (in Italia, la culla dell'ordine, oppure a Monaco, in Germania). Fino ad oggi mancava però una rielaborazione completa di questo tema in Austria: per questo motivo quattro anni fa la commissione per lo studio della storia dell'arte dell'Accademia delle scienze di Vienna ha organizzato il convegno Jesuiten in Wien e nel 2003 sono stati pubblicati gli atti che comprendono i contributi di molti ricercatori austriaci e stranieri.
Nel XVII e nel XVIII secolo Vienna era il centro della provincia austriaca della Compagnia di Gesù. Come a Roma, anche qui esistevano i tre più importanti edifici dell'ordine: la casa professa, il collegio (con l'annessa università) e il noviziato. Arrivati a Vienna nel 1551, i gesuiti avevano subito intrapreso un'intensa attività missionaria, pedagogica e culturale e in collaborazione con la corte imperiale, che allora risiedeva anch'essa a Vienna, l'ordine ha ricoperto un ruolo importante nella ricattolicizzazione di tutta la monarchia asburgica. Fino allo scioglimento dell'ordine, nel 1773, i gesuiti hanno avuto peraltro un'influenza diretta sull'ambiente universitario. Alla provincia austriaca della Compagnia appartenevano allora l'Austria superiore, l'Austria inferiore, la Stiria, la Carinzia, la Carniola, la Croazia e la Slovenia, l'Ungheria, la Slovacchia e la Transilvania, e, fino alla nascita della provincia ceca autonoma (1623), anche la Boemia, la Moravia e la Slesia. Tutto ciò implica uno spettro di potenziali temi di studio molto ampio, dalla storia dell'ordine e della sua attività artistica fino alla spiritualità, alla filosofia, alla pedagogia e al teatro. E proprio all'internazionalismo e alla molteplicità delle attività della Compagnia sono dedicati i contributi di specialisti che lavorano in diverse strutture di ricerca internazionali.
Il testo introduttivo di Jörg Garms (Österreichisches Historisches Institut, Rom), Überblick über die Schriftquellen zur österreichischen Ordensprovinz im römischen Ordensarchiv, offre una panoramica generale sulle fonti conservate nell'Archivum Romanum Societatis Iesu (anche se va ricordato che per le complesse vicende dell'archivio documenti più interessanti per gli storici dell'arte oggi non si trovano più a Roma). Dopo lo scioglimento della Compagnia, nel 1773, i piani architettonici sono stati portati alla Biblioteca nazionale di Parigi, gli appunti e i giudizi sui piani, per motivi ancora sconosciuti, si trovano invece nella Biblioteca nazionale di Malta. Questo però, ovviamente, non significa che un ricercatore rigoroso possa fare a meno di un periodo di studio nell'archivio centrale dell'ordine a Roma. Informazioni utili e poco note possono essere trovate nei fondi “Fondo Gesuitico”, negli atti “Congregationes provinciarum”, nel fondo “Assistentiae et provinciae”, come illustrano i numerosi esempi pubblicati in appendice all'articolo di Garms.
La storia della Compagnia di Gesù è strettamente legata alla storia della vecchia università fondata a Vienna nel 1365: dopo l'arrivo dei gesuiti, nel 1551, e la successiva costruzione del collegio, le due istituzioni sarebbero state infatti unite dall'imperatore Ferdinando II nel 1623 e la Compagnia si sarebbe fatta carico delle facoltà di teologia e di filosofia, oltre che della biblioteca. Una situazione simile si sarebbe verificata anche in altre città: a Praga ad esempio la celebre università Carolina sarebbe stata unita nel 1654 al collegio gesuita della città vecchia con il nome di università Carlo-Ferdinandea. Kurt Mühl-Berger (Archiv der Universität Wien) nel suo contributo, Universität und Jesuitenkolleg in Wien. Von der Berufung des Ordens bis zum Bau des Akademischen Kollegs, ricostruisce la storia del collegio viennese e i frequenti scontri tra le richieste dell'univerità "statale" e dei professori dell'ordine sulla forma dell'insegnamento impartito.
L'immagine del centro di Vienna è stata fortemente influenzata da tre costruzioni gesuite: la Kirche am Hof, sede della casa professa, la chiesa dell'università e la chiesa di Sant'Anna, che era unita all'ormai scomparso noviziato. Herbert Karner (Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien), nell'articolo Die drei Wiener Bauanlagen der Jesuiten: Topographie und Wirkung, illustra il significato di questi tre oggetti all'interno dell'evoluzione urbanistica viennese. I tre contributi successivi studiano invece, da differenti punti di vista, gli affreschi della chiesa dell'università, opera di Andra Pozzo. Questo virtuoso pittore, architetto e scenografo romano non era stato chiamato a Vienna dalla Compagnia di Gesù, ma dal principe Anton Florian von Liechtenstein, che era stato a lungo a Roma come ambasciatore di Leopoldo I. La trasformazione degli interni della chiesa, realizzata da Pozzo nel primo decennio del XVIII secolo non ha rappresentato un elemento di novità nella concezione colorica e spaziale soltanto delle costruzioni sacre a Vienna, come scrive Helmut Lorenz (Universität Wien), nell'articolo “Senza Toccar le mura della chiesa”. Andrea Pozzos Umgestaltung der Wiener Universitätskirche und die barocken “Farbräume” in Mitteleuropa, ma ha influenzato anche altre chiese d'oltralpe. Proprio Pozzo, nel corso del suo soggiorno viennese (1703-1709) sarebbe stato infatti il maestro dei gesuiti Kryštof Tausch e Johannes Hiebel che, secondo il suo modello, hanno poi dipinto una gran quantità di cupole e altari finti (cioè ciò che chiamiamo normalmente architettura illusionista) in Boemia e in Slovacchia. Nell'interpretazione degli affreschi della chiesa dell'università Werner Telesko (Österreichische Akademie der Wissenschaften, Wien), nell'articolo Das Freskenprogramm der Wiener Universitätskirche im Kontext jesuitischer Frömmigkeit), sottolinea il significato della teologia e della liturgia gesuite. Il programma iconografico delle immagini va infatti letto in due modi diversi: dall'ingresso verso il presbiterio e dal presbiterio verso l'ingresso. I motivi che illustrano i testi biblici potevano quindi essere direttamente utilizzati dal sacerdote nel corso delle sue prediche, alimentando la tanto ricercata unione classica di parola e testo. Manfred Koller (Bundesdenkmalamt, Wien), nel saggio Die Wiener Universitätskirche als Gesamtkunstwerk. Befunde und Restaurierungen 1984-1998, riassume i risultati degli ultimi lavori di restauro (1984-1998) e mostra, attraverso un gran numero d'esempi, la raffinata scelta di colori e materiali che caratterizza lo stile di Pozzo.
L'articolo seguente di Luigi A. Ronzoni (Wien) è dedicato alla decorazione della cappella di Francesco de Regis, realizzata su ordinazione della Christenlehr-Bruderschaft nella chiesa gesuita Am Hof vent'anni prima dello scioglimento dell'ordine. L'autore analizza fino a che punto la crescente notorietà della confraternita, in un'epoca altrimenti così poco propizia ai gesuiti, si è riflessa nella concezione degli affreschi di Maulbertsch e dell'altare di J. G. Mollinarol.
Le fonti conservate negli archivi cechi e moravi non hanno grande importanza per lo studio dei gesuiti viennesi, ma anche qui si possono fare scoperte importanti: Tomáš Jeřábek (Universität Brünn), nel suo breve contributo Spuren zur Geschichte der Wiener Jesuiten im Mährischen Landesarchiv, ci informa tra le altre cose di un interessante piano proveniente dall'archivio della famiglia Liechtenstein di Lednice, che rivela interessanti particolari sui destini dell'ex biblioteca dei gesuiti di Vienna nel XIX secolo. Per i lettori ungheresi sarà sicuramente una piacevole sorpresa lo studio di Geza Galavics (Ungarische Akademie der Wisseschaften, Budapest), Thesenblätter ungarischen Studenten in Wien im 17. Jahrhundert. Künstlerische und pädagogische Strategien, in cui l'autore analizza 21 tesi a stampa, pubblicate in occasione delle dispute pubbliche presso le accademie di Vienna, Tyrnau, Kaschau, Graz e Zagabria (con allegato anche un catalogo). La maggior parte di esse sono contraddistinte da una spiccata qualità artistica perché sono state per lo più incise nel centro della produzione grafica europea, Augsburg. La Slovenia è rappresentata da Ana Lavric (Slowenische Akademie der Wissenschaften, Lubljana) che, nel saggio Das Jesuitencollegium in Laibach und seine künstlerischen Verbindungen mit den benachbarten Ordenshäusern, ha mostrato in modo molto convincente come la sede locale dell'ordine rappresentasse un importante centro artistico, da cui il cosiddetto "barocco di Lubiana" si è poi diffuso negli altri collegi della Compagnia in Carniola, in Istria e in Croazia.
Alle decorazioni effimere sono dedicati gli articoli di Liselotte Popelka e Maria Pötzl-Malikova: mentre la prima (ehem. Heeresgeschichtliches Museum, Wien), nel contributo “…Quasi per umbram objicimus.” Jesuiten als Erfinder ephemerer Strukturen, mette in evidenza il frequente utilizzo delle raccolte di emblemi nelle decorazioni funebri, la professoressa di Bratislava Pötzl-Malikova ne dimostra l'uso anche nell'ornamento degli archi di trionfo costruiti in occasione della festa della canonizzazione di San Alois Gonzag e Stanislav Kostka (Berichte über die Feierlichkeiten anläßlich der Kanonisation der Heiligen Aloysius Gonzaga und Stanislaus Kostka in der österreichischen Ordensprovinz).
Nel volume è poi compreso lo studio “Aus gegebenem Anlass...” Habsburgpanegyrik in Jesuitendramen der österreichsichen Ordensprovinz di Sandra Krump, dedicato al teatro gesuita, anche se l'autrice non era presente al congresso. Il dramma gesuita è però un fenomeno così importante in tutta l'età barocca che l'assenza di studi dedicati a quest'importante attività dell'ordine avrebbe rappresentato un difetto troppo grave. Al dramma è naturalmente affine la retorica e quindi anche il tanto discusso problema dei principi retorici negli affreschi barocchi: a quest'argomento è dedicato il contributo di Markus Hundemer (Bayerisches Landesamt für Denkmalpfelge, München), Argumentative Bilder und bildliche Argumentation: Jesuitische Rhetorik und barocke Dekenmalerei.
Joseph Imorde (Universität Münster), nell'articolo Die Entdeckung der Empfindsamkeit. Ignatianische Spiritualität und barocke Kunst, si è posto la domanda fino a che punto la spiritualità gesuita abbia influenzato l'aspetto dell'opera d'arte e dell'arte barocca in generale. Anche il pioneristico lavoro di Wittkower sulla decorazione originaria della chiesa "Il Gesù" di Roma (a cui si sono poi ricollegati molti ricercatori successivi) interpretava la decorazione delle cappelle laterali e dell'altare principale sulla base degli Esercizi spirituali di S. Ignazio e spesso è stata poi messa in evidenza anche la concezione gesuita dei quadri destinati alla contemplazione e come exempla da imitare degli atti dei martiri e della vita di Cristo. Un nuovo sguardo sull'iconografia gesuita è offerto da Sibylle Appuhn-Radtke (Zentralinstitut für Kunstgeschichte, München), nel contributo Inovation durch Tradition. Zur Aktualisierung mittelalterlicher Bildmotive in der Ikonographie der Jesuiten: l'indubbio apporto innovativo del testo consiste nell'attenzione dedicata ad alcuni motivi iconografici che trovano le proprie radici nel medioevo, in particolar modo nella spiritualità e nella teologia francescane. Non si può che aggiungere che l'ispirazione ai motivi francescani caratterizza perfino la decorazione della cappella laterale del presbiterio della chiesa del Gesù, dedicata a San Francesco d'Assisi, alla fine del XVI secolo.
Gli ultimi aspetti del volume viennese sono dedicati al complesso problema dell'architettura gesuita. Petr Fidler (Universität Innsbruck), nel suo saggio Zum Mäzenatentum und zur Bautypologie der mitteleuropäischen Jesuitenarchitektur, offre una ricapitolazione essenziale della tipologia delle costruzioni gesuite nella provincia austriaca e boema. Nel caso boemo stupisce però l'assenza di qualunque riferimento al fatto che alla provincia appartenevano anche i collegi in Slesia (ad esempio Zaháň, Opole, Kladsko, Vratislavia), dove ha lavorato, tra gli altri, anche il costruttore italiano Carlo Lurago, l'autore della maggior parte dei progetti dei collegi gesuiti in Boemia. Fidler distingue tre tipologie base di costruzioni sacre gesuite, cosa che di nuovo smentisce la tradizionale interpretazione dell'architettura della Compagnia come uniforme. L'autore dedica poi alcune riflessioni anche a quanto il costruttore-mecenate ha influenzato l'aspetto finale dell'edificio, sopravvalutandone però il valore: la posizione sociale dei nobili ricchi non è mai stata in Boemia o Moravia così forte da poter essere messa a confronto con il cardinale Farnese, nel caso della chiesa romana del Gesù, o con il cardinale Ludovico Ludovisi, nel caso di Sant´Ignazio. Di solito i mecenati potevano infatti influenzare l'arredamento interno delle cappelle da loro sponsorizzate e non la disposizione dell'intera chiesa.
Richard Bösel (Österreichisches Historisches Institut, Rom), autore di un'importante monografia sull'architettura gesuita in Italia, chiarisce nel suo studio intitolato Grundsatzfragen und Fallstudien zur jesuitischen Bautypologie i progetti di alcune chiese gesuite in Italia e torna ad analizzare l'immagine tradizionale del “modo nostro di costruire le fabbriche”, che compare fin dalle origini nei testi delle Congregazioni Generali: quest'espressione fa riferimento però non tanto allo stile delle costruzioni, quanto piuttosto ai caratteri di ordine funzionale, economico e costruttivo che i gesuiti ricercavano in un edificio sacro o profano. Il "modo nostro" viene interpretato da Evonne Levy (University of Toronto), nell'intervento Das “Jesuitische” der jesuitischen Architektur, come il modo specifico di progettazione e di approvazione dei progetti architettonici che dovevano essere obbligatoriamente inviati a Roma, dove venivano giudicati dal consiliarius aedificiorum (di solito un professore di matematica del Collegio Romano) e poi, assieme alle sue osservazioni, rispediti lì dove si doveva costruire l'edificio.
Nell'introduzione al volume Jesuiten in Wien gli editori manifestano il modesto desiderio di poter colmare l'assenza di una rielaborazione tematica della storia della Compagnia di Gesù e della sua attività culturale e artistica a Vienna e allo stesso tempo stimolare la ricerca successiva. Sicuramente ci sono riusciti: i contributi pubblicati coprono infatti uno spettro ampio di problematiche, alle quali potevano forse essere aggiunti anche il rapporto della Compagnia con la musica, la filosofia e le scienze naturali, anche se forse questo avebbe reso necessario un ulteriore volume. La provincia ceca dell'ordine, assieme a diverse istituzioni di ricerca praghesi, ha intenzione di riallacciarsi al convegno austriaco e organizzare nel 2006 una conferenza in occasione del CDL anniversario dell'arrivo dei gesuiti a Praga (i primi dodici padri erano arrivati appunto da Vienna). In conclusione Jesuiten in Wien non si può che consigliare a chiunque si interessi non solo all'operato della Compagnia di Gesù, ma anche alla storia delle arti figurative del XVII e del XVIII secolo in Europa centrale.

 
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