Sovremennyj gorodskoj fol'klor
a cura di A.F. Belousov, I.S. Veselova, S.Ju. Nekljudov, RGGU, Moskva 2003
(Recensione di Massimo Maurizio)
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 259-261
Scarica il Pdf di tutte le recensioni di questo numero
Nel decennio della perestrojka la Russia ha riscoperto una grande quantità di autori “sommersi”, vietati nel periodo precedente. L’inizio degli anni ’90 ha aperto nuove strade all’espressione letteraria, spingendo la ricerca della propria identità culturale al di fuori del passato sovietico. Oggi l’ambiente accademico sta finalmente aprendo la porte ai generi bassi che sono già stati ampiamente utilizzati dalla letteratura dell’ultimo decennio.
Sergej Nekljudov, titolare della cattedra di folclore all’RGGU di Mosca ha raccolto 38 saggi di lunghezza e con pretese estremamente diversi, ma che descrivono il fenomeno della “cultura delle subculture” nel panorama della Russia della seconda metà del XX secolo, sconosciuta e inavvicinabile da un punto di vista scientifico per tutto il periodo sovietico, in quanto “oblast’ profannogo […] bytovogo lišalos’ statusa kul’tury” (T. Ščepanskaja, “Tradicii gorodskich subkul’tur”, p. 27). Questa raccolta di articoli e saggi sul folclore urbano rappresenta un tentativo (ben riuscito) di sistematizzazione di quei fenomeni della cultura contemporanea che non rientrano in nessun tipo di studio tradizionale. Il primo tentativo, ben più modesto e con scopi legati al contesto letterario e sociale dell’Urss è la seconda parte dell’opera monumentale Samizdat veka, curata da Sapgir, Achmet’ev e Kulakov in cui sono raccolte barzellette e canti studenteschi dell’epoca del disgelo e di quella successiva. Di questo filone fanno anche parte le sporadiche pubblicazioni su Novoe Literaturnoe Obozrenie, come quella dedicata alle tombe dei nuovi russi, viste come fenomeno socio-antropologico della Russia el’ciniana e putiniana.
Nekljudov definisce il folclore urbano come postfol’klor o come pis’mennyj fol’klor, proponendo di fatto un nuovo approccio al problema, inteso ora come espressione di quelle nicchie solitamente considerate estranee al discorso culturale, ma che in realtà sono ormai divenute parte integrante del tessuto letterario e rappresentano una delle fonti di ispirazioni principali per molti scrittori contemporanei. Il contesto letterario non è però preso in esame dallo studio che si concentra per lo più sull’aspetto descrittivo e tende a fornire dati oggettivi, raccolti ed esposti con il piglio scientifico e distaccato del vero folclorista “tradizionale”.
In questa raccolta i saggi sono raggruppati in cinque sezioni. La prima è costituita da nuclei tematici che esaminano le diverse concezioni di cultura urbana, come quella degli autostoppisti, dei turisti, dei paracadutisti, dei programmatori, delle scuole militari e delle prigioni, degli ospedali o delle tradizioni studentesche.
La seconda sezione tratta dei diversi riti della tradizione urbana, come quello legato alla nascita o al matrimonio. Questo tipo di ritualità non è però inteso in senso tradizionale; lo scopo dell’indagine non è quello di raccogliere e archiviare balli, canti o le storie orali “delle nonne”, ma pone l’accento piuttosto sulle frasi e le battute che ritornano, per quanto riguarda il folclore del parto, per esempio, negli ospedali in diversi contesti, e che appartengono tanto alle ostetriche, quanto alle partorienti.
Nella terza sezione viene esaminato lo spazio cittadino e i miti a esso legati, come la funzione dei monumenti, le leggende che accompagnano la costruzione degli stessi o ancora il significato dei toponimi, che cambia a seconda dell’appartenenza alla sfera ufficiale o popolare.
La quarta sezione presenta diversi tipi di folclore urbano, da quelli più tradizionali come le storielle orali e gli aneddoti fino a quello più specifico del folclore delle case in coabitazione o delle dediche sugli album di famiglia o sui diari delle ragazzine, spesso composti da acronimi o giochi verbali, da abbreviazioni (PIVO: Prosti I Vernis’ Obratno, per esempio) che curiosamente presentano punti di contatto con altri tipi di folclore, come quello dei carcerati presentato nelle pagine precedenti. Questo tipo di scrittura in principio teoricamente strettamente personale, ma che diventa appannaggio di una folta schiera di fruitori riguarda anche generi di scrittura che si presentano come messaggi di altre realtà (catene di sant’Antonio) o le canzoni cittadine, in particolare il žestokij romans [romanzo crudele] che prende le mosse dal folclore tradizionale e che diventa uno strumento per l’espressione delle realtà dell’uomo della periferia, dei ceti meno abbienti, del proletariato urbano, aspirando ad avere connotazioni letterarie. La grande varietà di forme crea un universo di modi espressivi a volte banali, altre volte estremamente elaborati.
La quinta sezione descrive le forme più “resistenti” di folclore urbano, proponendo una catalogazione di generi, ma che propone anche il punto di vista del folclorista sulle citazioni tratte da film o libri famosi (Le 12 sedie di Il’f e Petrov su tutti) che ormai hanno perso la loro funzione artistica per farsi descrizioni di stati d’animo o di realtà differenti con una laconicità e una puntualità espressive che li accostano ai proverbi popolari “classici”.
A molti dei testi presentati in questa raccolta vengono affiancate ampie appendici che fungono da dizionario di questa o quell’espressione di folclore urbano. Nekljudov ha reso scientifico il discorso su parti della vita quotidiana di fronte alle quali l’ambiente accademico spesso storce il naso, rafforzando l’idea che la cultura contemporanea si basi in misura rilevante proprio su questo tipo di intertesto, in cui convergono tanto gli scherzi degli adolescenti, quanto l’ambiente della prigione o dell’ospedale, tanto la pubblicità per la strada quanto i cartoni animati.
Se la cultura di un popolo è il risultato dell’interazione di svariate componenti sistemiche e microsistemiche, allora tutto fa parte della cultura, tutto tende a crearla e a modificarla, in base al gusto della maggioranza. E la carrellata di eventi ed espressioni mostrata in questa raccolta di saggi lo dimostra in maniera lampante.

 
© eSamizdat 2003-2016, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli