V. Kalinin
Un chilogrammo di esplosivo e un vagone di cocaina
traduzione di D. Liberti, Playground, Roma 2004
(Recensione di Alessandra Lucà)
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 239-240
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Un chilogrammo di esplosivo e un vagone di cocaina è il titolo accattivante e di estrema attualità della raccolta di racconti di Vadim Kalinin pubblicata dalla neonata casa editrice gay Playground di Roma, che con esso inaugura la collana “Madrelingua gay”. Il libro è composto da 18 bevi racconti difficilmente classificabili in un unico stile letterario: un melting pot di generi che vanno dall’assurdo alla fantascienza, dal punk allo psichedelico per poi passare al realismo che diventa a tratti macabro, metafora di una Russia dai mille volti, diventata occidente senza accorgersene, ma inesorabilmente e perdutamente andata oltre, nel delirio e nel caos, dove l’uomo - vero e proprio campione di viltà, tradimento, opportunismo, bassezza, sadismo, degrado e degenerazione - dimostra di cosa è capace. Una mescolanza anche di temi che spaziano tra cinismo, terrorismo, stupri, sesso, droga (costanti in ogni racconto), e contengono in sè il pericolo della ricerca del sensazionale nell’inaudito, nel turpiloquio, nel troppo ostentato amplesso omosessuale. Si cade così nella monotonia tematica che diventa vera e propria ossessione, talmente assurda da raggiungere i toni della parodia nel racconto "L’incredibile e triste storia di Miša Štyrkov e della moglie snaturata": le sofferenze infatti non elevano le persone (linea dostoevskiana) ma le rendono indifferenti, tutto si cancella (perfino la differenza tra vittime e carnefici, pronti a scambiarsi di ruolo in qualsiasi momento, sembra voler dire Kalinin nello "Specchio"). Viene messo in dubbio qualsiasi sentimento (amore, fede, cultura, bellezza, nobiltà d’animo) e viene sviluppata in crescendo sempre più delirante un’estetica della provocazione, dello shock e del cinismo più assoluto. Si percepisce quasi materialmente l’intraducibile pošlost’ di gogoliana memoria: nel fetore della morte, del sesso, del cibo, della droga e del quotidiano predominano rassegnazione, fatalismo e cinismo. Non si deve però credere che Kalinin sia un autore sprovveduto o improvvisato, al contrario egli dimostra una profonda conoscienza della letteratura contemporanea, dalla quale attinge con straordinaria padronanza narrativa, rendendo così il testo appassionante, sarcastico, bizzarro, trasgressivo, sacrilego. Perché, come recita il titolo di un racconto di Kalinin stesso, “e nel mezzo nulla”.

 
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