«Verba Voland»
Luka Mudiščev
traduzione e cura di Cesare G. De Michelis, Voland, Roma 2003
Juz Aleškovskij
Nikolaj Nikolaevič
traduzione e cura di Marco Dinelli, Voland, Roma 2002
(Recensione di Simone Guagnelli)
eSamizdat 2003 (I), pp. 241-242
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Il fallocentrismo e il ruolo predominante del mat non sono gli unici elementi che giustificano l'accostamento dei due volumetti russi pubblicati dalla Voland. Infatti già dal titolo che insiste in entrambe le opere sul nome dei protagonisti si assiste quasi a un divertito gioco di rimandi, con la differenza che con Luka Mudiščev è già marcata l'infrazione linguistica del tabù (mudi infatti in russo significa coglioni), mentre con Nikolaj Nikolaevič più prosaicamente si allude alla funzione meramente riproduttiva del protagonista pronto a generare milioni di altri Nikolaj Nikolaevič. Ma già che ci siamo andrà detto che anche gli autori hanno un certo grado di affinità, se non altro nel fatto che del Luka Mudiščev s'ignora ufficialmente la paternità, anche se non mancano, come fa notare il curatore nella dotta e circostanziata introduzione (tutto sommato la cosa migliore di questa operazione editoriale), seri motivi per attribuirla a Petr Vasil'evič Šumacher (1817-1891); Nikolaj Nikolaevič, di contro, ha sì un padre certo, Juz Aleškovskij, ma è opera nata e circolata all'inizio degli anni ' 70 del Novecento (pubblicata in Russia, però, solo nel 1990), ovvero nel pieno del fenomeno samizdat che per motivi ovvi, se non altro il bisogno di sfuggire alla censura e la necessità di garantire la sicurezza di chi scrive, ha più di qualche caratteristica che lo imparenti con l'oralità, col folklore, e quindi col carattere anonimo della trasmissione.
Luka Mudiščev (pubblicato per la prima volta in Russia nel 1991) è opera in versi probabilmente scritta, stando ai realia, verso la metà del XIX secolo e che ha come sfondo la Mosca mercantile, la stessa di Ostrovskij, della quale, anzi, come ipotizza Cesare G. De michelis nell'introduzione, costituirebbe il controcanto parodico. Ma, a fronte del titolo, l'eroe principale di questi versi licenziosi non è poi tanto Luka, quanto “d'un mercante la vedova piacente” in cerca di emozioni forti e soprattutto di un fallo di dimensioni eccezionali che ne soddisfi le altrimenti insaziabili voglie. Si potrebbe dire che questo fallo sia Luka stesso più che il suo membro, fatto sta che una meščanka, Matrjona Markovna, provvederà all'incontro fatale fra i due ma, ahimé, il miracolo sognato dalla vedova non si compie o almeno non del tutto visto che il tutto terminerà nell'inevitabile tragedia e la morte di tutti e tre i protagonisti. Se Luka Mudiščev è una “storia di scopate” (ma forse sarebbe più giusto dire che è una “storia del cazzo”), Nikolaj Nikolaevič è sicuramente “storia di seghe”. Infatti il protagonista e voce narrante, uscito dai lagher staliniani, è un borseggiatore innamorato del proprio mestiere che si aggira nella Mosca dei primissimi anni '50, fino a quando non trova, grazie all'intraprendenza erotica della zia, un singolare posto di lavoro in un Istituto di Ricerca dove si effettuano esperimenti d'avanguardia sull'inseminazione artificiale. Nikolaj diventa così donatore di sperma, anche se il vero protagonista della storia, come fa notare il curatore, Marco Dinelli, è la lingua stessa, un miscuglio esplosivo e divertente di turpiloquio, giochi di parole, doppi sensi, contaminazioni. Alla Mosca dei mercanti di Luka Mudiščev fa qui eco la Mosca staliniana, la Mosca degli pseudointellettuali e degli pseudoscienziati, la Mosca di Lysenko. Nikolaj riuscirà a superare, tutto sommato indenne, le infinite disavventure che gli capiteranno e, anzi, troverà l'amore in Vlada Jur'evna, moglie frigida e sterile del vicedirettore dell'Istituto e prima paziente a sottoporsi alla sperimentazione dello scienziato Kimza, per tramite ovviamente dello sperma miracoloso di Nikolaj. E qui, a differenza del Luka Mudiščev, il miracolo si compie per davvero, e non solo e non tanto perché Vlada rimarrà incinta (finendo però per avere un aborto spontaneo), ma soprattutto perché nell'unica scopata narrata nel libro, Nikolaj riuscirà a strappare “dal gelo perenne” della frigidità la “principessa addormentata”. Il breve romanzo termina con un altro esperimento cui Nikolaj si sottopone: trovare una legge che unisca libido e letteratura. L'esperimento fallirà, resteranno solo un'infinita serie di dati, un elenco di letture (diversissime fra loro) catalogate sotto le diciture “si rizza”, “a metà”, “erezione assente”. Non vale la pena riportare nel dettaglio questo elenco fallace e poco indicativo, basterà segnalare due interessanti elementi. Il primo è che la terza categoria, quella dell'“erezione assente” annovera tanto il realismo socialista quanto il Don Chisciotte, cosa che turba a tal punto il protagonista da convincerlo ad abbandonare l'avviata e redditizia professione di onanista per quella più semplice di calzolaio (“Dopo il Don Chisciotte persino farsi le seghe è diventato terribile e difficile. Cosa ci sto a fare io qui, quando bisogna continuare la guerra con i mulini a vento?”). Il secondo chiama in causa direttamente il Luka Mudiščev, che infatti trova la sua collocazione nella seconda categoria, quella delle erezioni “a metà”. E questo se non altro a conferma di quanto ha scritto De Michelis nell'introduzione al Mudiščev dopo averne ricordato la citazione ne “La fossa” di Kuprin, ovvero che “la sua attestata circolazione letteraria [...] è a sua volta all'origine dei riferimenti più o meno criptati che se ne possono cogliere nella letteratura alta”.
Scontata ma convincente è la motivazione con la quale il professore dell'Istituto giustificherà il fallimento del secondo esperimento: “la letteratura ha a che fare con lo spirito umano, e non con il cazzo di Nikolaj Nikolaevič”. Tanto meno, sia aggiunto a scanso di equivoci, ha a che fare con quello di Luka.

 
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