Edom Servizi Editoriali, Padova 2004
(Recensione di Giuseppe Dell'Agata)
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 278-279
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Il 22 maggio 2004, a Milano, in una sala dell’Università Bocconi, è stata presentata, fresca fresca di stampa, una antologia della poesia bulgara: Petali di rose, spine dei Balcani. Si tratta di un’antologia con testi a fronte che, a distanza di più di mezzo secolo, viene opportunamente a sostituire, sia rivolta a un eventuale uso didattico che a un più generico pubblico colto, l’Antologia della poesia bulgara contemporanea curata da Enrico Damiani in una collana dell’Istituto Orientale (anch’essa con testi a fronte, anche se con la vecchia ortografia, edita da Pironti, Napoli 1950). Il volume, di 358 pagine, è edito dall’Associazione Bulgaria-Italia, ed è frutto di un lavoro volontario collettivo. In primo luogo vanno ricordati il presidente dell’Associazione, Paolo Modesti, e la tenace e combattiva Milena Koceva, le responsabili della padovana Edom Servizi Editoriale e vari altri membri e simpatizzanti dell’Associazione. Il volume è il frutto del lavoro di quasi cinquant’anni di Leonardo Pampuri, che ha scelto e tradotto poesie di sedici tra i più significativi autori bulgari. Pampuri, nato a Sofia il 31 gennaio del 1914 da genitori italiani (il padre era un imprenditore edile), si era trasferito a Milano nel 1948 e lavorò in seguito come insegnante e redattore.
A metà degli anni ’50, su invito di un diplomatico bulgaro, prese a tradurre (in collaborazione con Walter Andreani, altro italiano nato in Bulgaria, e Mario De Micheli), poesie di Nikola Vapcarov. Il volumetto, dal titolo Non chiudere la porta, uscì nel maggio del 1957 per la collana Omnibus-il Gallo delle edizioni Avanti! del Partito Socialista Italiano. Da allora Pampuri, bilingue perfetto, traduce con passione poesie e prose bulgare. Ha pubblicato, spesso in modo fortunoso e comunque sempre pienamente disinteressato, poesie di Smirnenski, Debeljanov, Javorov e, soprattutto un volume di Poesie di Penčo Slavejkov con testo a fronte (Como 1990). Petali di rose, spine dei Balcani costituisce una sorta di summa del lungo e appassionato lavoro di Leonardo Pampuri. Va considerata opera “d’autore”, sia per la scelta dei testi, che cronologicamente si arresta a vari anni fa e non giunge a comprendere la maggior parte dei più importanti autori contemporanei (tra i poeti tradotti l’unico in vita è infatti l’ultraottantenne Valeri Petrov), che per altri aspetti. Al desiderio di mediazione culturale di un anziano ed entusiasta bilingue si debbono sia il “Breve prospetto di storia della letteratura bulgara” (pp. 7-51) che un mannello di canti popolari premessi ai testi dei sedici poeti. L’intonazione linguistica e il bagaglio lessicale del traduttore si presentano sensibilmente variegati: nel caso dei poemi di Penčo Slavejkov, poeta tra i più amati da Pampuri, abbondano modalità arcaizzanti e neoclassiche le quali, se pur estranee alla lingua poetica contemporanea, non sono fuori posto per rendere la lingua di quell’autore. Nel caso di autori come Vapcarov, Milev, Dalčev o Valeri Petrov, il lessico si fa più stringato, aderendo più da presso ai diversi registri degli originali.
L’antologia è introdotta da una riflessione di Moni Ovadia (pp. 1-2), che attribuisce, tramite Raboni, a Montale l’opinione che non possano esistere grandi poeti bulgari (secondo un’altra tradizione questa idea, alquanto da Italietta, viene attribuita a Benedetto Croce). Segue poi una presentazione del curatore da parte di Giuseppe Dell’Agata, “Elogio di un traduttore per passione” (pp. 3-6), che traccia un profilo di Pampuri come traduttore. Ulteriori notizie e testimonianze possono essere attinte nel sito: www.bulgaria-italia.com, nel quale sono anche indicate le facili modalità per l’acquisto del volume.

 
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