V. Strada
Autoritratto autocritico. Archeologia della rivoluzione d'Ottobre
Liberal Edizioni, Roma 2004
(Recensione di Caterina Cecchini)
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 260-261
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Il volume di Vittorio Strada Autoritratto autocritico. Archeologia della rivoluzione d’Ottobre propone una serie di riflessioni sulla storia russa dalla rivoluzione d’ottobre e fino ai giorni nostri.
I temi, sviluppati in tre sezioni, “Autoritratto autocritico” (parte autobiografica), “Archeologia di una rivoluzione” (sul concetto di rivoluzione), “Dopo la fine” (sul futuro della Russia post sovietica), da una parte analizzano il concetto di rivoluzione alla luce dei fatti storici non solo relativi alla storia russa ma anche nel panorama della storia dei paesi occidentali, da un’altra pongono degli interrogativi sul futuro di questo paese nel mondo globalizzato.
La questione politica e morale, che costituisce il vero nucleo dell’opera, (intitolata non casualmente Autoritratto autocritico), trova riscontro in particolare nella valutazione del concetto di “giusta causa” rivoluzionaria (si veda ad esempio il riferimento a Vasilij Grossman nel capitolo sui totalitarismi) e del suo costo in termini morali. Tuttavia l’approccio alla fenomenologia della rivoluzione d’ottobre e alle sue conseguenze sul piano della storia mondiale qui viene sviluppato secondo due punti di vista fondamentali, uno storico e filosofico, l’altro morale.
Il primo, trattato diffusamente soprattutto nei capitoli della seconda parte, pone al suo centro le questioni relative allo sviluppo della dottrina marxista e leninista in Russia e nel panorama della coeve riflessioni politiche in Europa in ambito socialdemocratico e in relazione con la diffusione del totalitarismo.
Dal punto di vista dell’analisi morfologica della rivoluzione è cruciale quindi il confronto tra rivoluzioni liberali da una parte, rivoluzione francese e il giacobinismo e la rivoluzione sovietica da un’altra. Un simile argomento risulta di basilare significato se si tiene conto che nella maggior parte degli scritti di Strada il tema della rivoluzione in Russia è stato sempre centrale, tanto dal punto di vista politico e teorico quanto dal punto di vista storico e culturale.
La stessa autobiografia di Viesse (così l’autore chiama sé stesso nella nota autobiografica della prima parte del libro), offre la cartina di tornasole alla storia di questi studi e interessi, che maturarono peraltro in un periodo di militanza, per quanto vissuta con posizioni talvolta “deviazionistiche” rispetto alla linea politica espressa dal “centro”, nelle file del Partito comunista italiano. All’origine di questo percorso furono in particolare le riflessioni nate negli anni di studio presso l’università statale di Milano, dove Strada frequentò i corsi di filosofia e si laureò alla cattedra di Antonio Banfi con una tesi sul materialismo dialettico sovietico. Questi interessi lo portarono quindi a intraprendere studi specialistici post laurea in Russia, con l’avallo del Pci.
Proprio l’esperienza in Unione Sovietica, però, contribuì enormemente a creare una rottura che negli anni sarebbe diventata irrimediabile tra gli interessi filosofico-teorici dell’autore e la realtà del socialismo “incarnato”. Così la biografia di Viesse, al di là dell’autocritica, riporta una serie di aneddoti che d’altra parte offrono nuovi argomenti sulla questione del rapporto tra gli intellettuali italiani che aderirono al Pci dopo il 1956 (anno della denuncia dello stalinismo inteso come deviazione dal leninismo) e che nello stesso tempo ebbero modo di conoscere la realtà dell’Unione Sovietica.
In questo modo l’autore, dopo essersi dedicato in molti lavori all’approfondimento del fenomeno della rivoluzione sovietica in rapporto alla cultura russa, ne ha fatto in questo libro l’oggetto di una riflessione che esprime in particolare il punto di vista di un intellettuale italiano che, a seguito dei fatti di Praga del ’68, con molta amarezza decise di uscire dal Pci e contemporaneamente di lasciare il lavoro presso l’editore Einaudi per divergenze di natura politica (ricordiamo per altro che allo studioso fu impedito di tornare in Urss da allora fino a quando non crollò il sistema comunista).
E tuttavia, quand’anche il titolo di questo scritto voglia porre l’accento sul dato autobiografico, si noterà come in ogni caso Strada resti fondamentalmente fedele a uno stile personale di analisi dettagliata dei fenomeni, in questa sede caratterizzato da un’ottica più storico-politica che culturale e quindi con un’angolazione particolare rispetto al passato. Infatti, e qui sta proprio la peculiarità di questo volume, se nei lavori precedentemente pubblicati l’autore aveva studiato la rivoluzione con lo scopo di individuare una logica interna agli eventi, qui al contrario, conclusasi definitivamente l’esperienza sovietica, egli cerca di trarne una morale politica che colpisca il lettore nel suo intimo e al contempo possa offrirgli delle chiavi di lettura non solo della contemporaneità post sovietica, ma anche della situazione politica del nostro paese.

 
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