Rita Tolomeo [a cura di]
Tra speranze e delusioni. La Bulgaria a Versailles
Lithos, Roma, 2002
(Recensione di Giacomo Brucciani)
eSamizdat 2004 (II) 1, pp. 209-210
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La raccolta di saggi contenuti nel volume curato da Rita Tolomeo va a incrementare, quantitativamente nonché qualitativamente, gli studi dedicati alla storia dei Balcani e in particolare a uno degli stati più importanti della regione. La storia della Bulgaria in particolare ha ricevuto in Italia, nell'ultimo secolo, un'attenzione altalenante, legata per lo più alle contingenti situazioni politiche. Non c'è stato però un interessamento sistematico, com'è avvenuto nel caso di altri paesi dell'Europa orientale, come l'ex Unione sovietica, l'ex Cecoslovacchia, la Polonia. Considerata spesso come il limite geografico e anche culturale dell'Europa, la Bulgaria ha via via assunto la connotazione di una via di mezzo tra l'occidente e l'oriente. Il legame con la Russia zarista, e successivamente con l'Unione Sovietica, inoltre, sebbene giustificato da importanti aspetti della vita culturale, confessionale e politica, ha portato a un sostanziale occultamento della specificità nazionale del paese. Specificità che è ora accuratamente studiata, in molte delle sue sfaccettature, nel volume in questione, incentrato sulla sistemazione territoriale bulgara post-bellica, attuata in occasione dei Trattati di Pace di Versailles, e sui problemi che la Bulgaria si trovò ad affrontare in campo internazionale.
Il saggio introduttivo di Antonello Biagini, L'Europa di Versailles e lo Stato bulgaro, permette di far luce in modo chiaro e preciso su alcuni aspetti politici e sociali della storia recente della Bulgaria, necessariamente legati alla storia balcanica contemporanea e ai riflessi che in questa regione ha avuto la sistemazione territoriale post-bellica. Il saggio di Paolo Bertoia, Le relazioni tra la Germania e la Bulgaria dal crollo del fronte macedone al Trattato di Versailles (1918-1919), affronta con estrema chiarezza i rapporti della Bulgaria con il suo principale alleato di guerra, dedicando il giusto peso alle rivendicazioni territoriali bulgare sulla regione della Dobrugia. Il contenzioso sulla sistemazione geopolitica dei Balcani terminò infatti solo quando il Reich tedesco ridefinì i propri rapporti diplomatici con gli alleati della regione (la Bulgaria nel nostro caso) alla luce delle acquisizioni territoriali tedesche dopo la firma della pace di Brest Litovsk del 1918.
Il sistema nato a Versailles nel 1919 ha sancito sul piano diplomatico il principio dell'autodeterminazione dei popoli, cioè la formazione di stati-nazione fondati sul principio della comunità etnica. Il nuovo ordine politico ha portato, specialmente nell'Europa orientale, a due conseguenze importanti. Prima di tutto bisognava definire i confini degli stati all'interno dei quali dovevano nascere le singole nazioni. Se s'intende la nazione come unità linguistica e culturale, realizzatasi storicamente, si comprendono immediatamente le rivendicazioni bulgare sulla Macedonia, derivate dalla tradizione degli antichi stati medievali. La difficoltà di conciliazione tra i confini etnici e confini storici conduce poi direttamente al secondo problema chiave: i confini etnico-linguistici, questione di difficile definizione soprattutto a causa del continuo intersecarsi e sovrapporsi di popolazioni diverse. Anche questa problematica ha le sue radici quindi nel concetto di nazione, che in Europa orientale si definisce soprattutto come comunità etnico-culturale, sviluppando quindi ulteriormente l'idea di un nazionalismo etnico, contrapposto al nazionalismo civico dell'Europa occidentale. I nuovi stati-nazione, nati alla fine della prima guerra mondiale, dovevano quindi per forza di cose affrontare il problema delle minoranze etniche interne, che in molti casi venivano discriminate e gli appartenenti alle minoranze venivano ridotti a cittadini di seconda categoria. Il malcontento delle minoranze si manifestava del resto anche fuori dei confini stabiliti: è ad esempio questo il caso dei macedoni della Jugoslavia che guardavano alla Bulgaria come stato-nazione simbolo. Il problema dei confini etnici è affrontato con cura dai saggi di Rita Tolomeo, Problemi etnici e territoriali bulgari tra l'armistizio di Salonicco e la pace di Neuilly, e di Giuliano Caroli, L'Italia e la definizione del confine tra Grecia e Bulgaria (1919-1922). Sullo sfondo della mai sopita idea di una Grande Bulgaria, negata dal trattato di Berlino del giugno-luglio 1878 che rivedeva le precedenti risoluzioni del trattato di Santo Stefano del marzo 1878, il saggio di Paola Storchi, Alle origini del colpo di stato del 19 maggio 1934: nascita e sviluppo del circolo Zveno, illustra dettagliatamente la struttura del circolo dagli evidenti tratti massonici che porterà poi in Bulgaria alla soppressione del pluralismo e del sistema costituzional-parlamentare. Anche in questo caso, ovviamente, il riferimento alla questione territoriale, e in particolare alla Macedonia, è uno dei presupposti di partenza fondamentali di tutta l'analisi.
I due saggi che concludono il volume affrontano due interessanti tematiche, che senza dubbio sono una novità assoluta per il panorama di studi italiano. Il saggio di Stoičo Grančarov, Il pensiero economico in Bulgaria (1915-1944), abbraccia un arco di tempo molto ampio, ma allo stesso tempo estremamente indicativo per indagare il percorso teorico e pratico che ha compiuto il pensiero economico bulgaro alle prese con due guerre mondiali e con un periodo interbellico molto turbolento. Il saggio di Antonina Kuzmanova, La storiografia bulgara e la politica estera della Bulgaria dopo Versailles, va infine a colmare un vuoto di studi (persino in Bulgaria) sul fondamentale tema della presa di coscienza della questione nazionale da parte della classe politica e accademica alla luce della disfatta bellica.
In definitiva il volume sulla Bulgaria a Versailles, frutto di una collaborazione accademica italo-bulgara, dimostra tutta la sua importanza sia per i temi trattati, che per il tentativo riuscito di infrangere tanti luoghi comuni e rimettere in discussione le rigide categorie imposte a suo tempo anche in campo storico dalla dottrina ufficiale del partito unico. La raccolta di saggi, inoltre, ci fa essere ottimisti sulla ripresa degli studi bulgaristici in Italia, fino a oggi legati quasi esclusivamente ad analisi di tipo linguistico-filologico. Se nel 2007 la Bulgaria entrerà effettivamente a far parte dell'Unione Europea, credo che sarà davvero opportuno contribuire con studi specifici a un'integrazione che non sia solamente di tipo economico, ma anche culturale e di reciproco scambio intellettuale.

 
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