A.A. Bogdanov
Quattro dialoghi su scienza e filosofia. Con scritti di E. von Glaserfeld, M. Stanzione, S. Tagliagambe
Odradek Edizioni, Roma 2004
(Recensione di Milly Berrone)
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 294-295
Scarica il Pdf di tutte le recensioni di questo numero [545 Kb]
È apparso in estate per i tipi di Odradek un nuovo volume della collana Ideologia e conoscenza: pur recando in copertina il nome di Aleksandr Bogdanov, bolscevico, filosofo, romanziere, economista, scienziato nonché laureato in medicina, il volume contiene in realtà, come indica chiaramente il sottotitolo, anche scritti di altri autori – Ernst von Glaserfeld, Massimo Stanzione e Silvano Tagliagambe – e, nonostante la relativa brevità, si rivela di una ricchezza eccezionale.
La presentazione di Felice Accame – docente di Didattica della comunicazione, collaboratore della rivista A e di Radio popolare – illustra immediatamente al lettore il contenuto del libro: si tratta della prima traduzione in italiano dei quattro dialoghi di Aleksandr Bogdanov Nauka i filosofija [Scienza e filosofia], firmati con lo pseudonimo di N. Verner, contenuti nella raccolta Očerki filosofii kollektivizma [Saggi di filosofia del collettivismo], apparsa in Russia nel 1909. Di fatto l’edizione italiana si presenta tuttavia come una traduzione dal tedesco di un volumetto pubblicato in Svizzera nel 1996 a cura di Ernst von Glaserfeld – epistemologo, professore di psicologia cognitiva presso l’Università della Georgia e soprattutto fondatore del costruttivismo radicale – accompagnata dalla traduzione del testo di due conferenze tenute dallo stesso Glaserfeld nel 1989 e nel 1995 (“I limiti del comprendere” e “Prima si deve essere in due. Pensieri razionali sull’amore”) ed arricchita da due interventi dedicati alla figura e al pensiero di Aleksandr Bogdanov, affidati rispettivamente alla penna di Massimo Stanzione – professore di Filosofia della scienza presso l’Università di Cassino – e Silvano Tagliagambe, professore di Epistemologia presso la facoltà di architettura dell’Università di Sassari.
Se Glaserfeld utilizza tuttavia in modo estremamente personale il pensiero di Bogdanov, individuandovi una sorta di convalida del suo costruttivismo radicale (“per chi, come me, si è dedicato a lungo alla costruzione di un modello concettuale atto a fornire a un problema intricato una spiegazione più o meno plausibile, venire a conoscenza dell’opera di un autore che in precedenza ha condotto con strumenti simili tentativi che andavano nella stessa direzione è un fatto molto incoraggiante. Venticinque anni fa ho fatto una tale esperienza con Piaget. La sua opera mi permise di ottenere in un certo senso una struttura coerente che tenesse insieme il mio pensiero confuso. Molto più tardi, quando il mio modello del sapere era già piuttosto elaborato, mi è capitato fra le mani un testo del primo decennio del Novecento in cui Aleksandr Bogdanov esprime con chiarezza ed eleganza eccezionali alcune riflessioni che sono di fondamentale importanza nel costruttivismo”) e scorgendovi, seppure in circostanze politico-sociali molto diverse dal nostro presente, un’attualità (“Bogdanov era molto avanti rispetto ai suoi contemporanei, politici e filosofi. Il suo tentativo di costruire una visione del mondo che si distingua sia dal positivismo sia dal dogma marxista ha oggi più possibilità di essere compreso che ai tempi della Rivoluzione russa. L’idea che il sapere non è conoscenza del mondo, ma strumento, oggi non viene più tacciata di eresia. Bogdanov percepiva, come soltanto pochi altri pensatori, la necessità di abbandonare l’obiettivo illusorio della verità assoluta, eterna, per perseguire invece quello della prassi conveniente. Perciò sottolineò, anche in relazione alla filosofia dell’esperienza, l’importanza della sua applicabilità perché l’unica verifica di un pensiero è la sua applicabilità”), per altro riconosciuta da molti altri pensatori che ne hanno fatto, in Russia e all’estero, un precursore della cibernetica e della attuale filosofia della scienza, più storicamente circostanziati sembrano i due interventi che compongono la seconda parte del volume.
Da un lato infatti Massimo Stanzione ricostruisce il contesto – la filosofia della prassi le cui radici risalgono a Hegel e Marx – entro il quale si muove la concezione del rapporto tra scienza e filosofia di Bogdanov, delineando con chiarezza e linearità i legami di tale pensiero non solo con quello austro-tedesco ed europeo in generale – i linguisti Lazar Geiger e Max Müller, l’economista Karl Bücher, l’intellettuale Ludwig Noiré, i pensatori Ernst H. Haeckel, Ernst Mach, Richard Avenarius e Georg Simmel – ma anche con quello di alcuni scienziati russi di formazione positivista come il darwinista Kliment Timiryzaev, il biologo Aleksandr Babuchin e il cristallografo Evgraf Fedorov, soffermandosi solo brevemente sui rapporti con il pensiero degli altri leader bolscevichi, mentre Silvano Tagliagambe concentra maggiormente le propria attenzione proprio su questi ultimi, dedicando ampio spazio alla disputa tra Bogdanov e Lenin sul concetto di verità, alla critica di Lenin a Plechanov a essa strettamente connessa, alla polemica di Lenin in relazione all’ Empiriomonizm [Empiriomonismo, 1906] di Bogdanov, al conseguente sviluppo da parte di quest’ultimo della sua Tektologija [Scienza generale dell’organizzazione. Tectologia, 1913-1929], all’influenza dell’opera di Nikolaj Fedorov sul pensiero di Bogdanov e infine ai due romanzi di fantascienza in cui Bogdanov espresse in forma letteraria la propria utopia politica ( Krasnaja zvezda [La stella rossa, 1908] e Inžener Menni [L’ingegner Menni, 1912]).
Al curatore e agli autori dunque il merito non solo di riproporre al pubblico italiano l’estrema ricchezza del pensiero di Aleksandr Bogdanov, intorno al quale le ricerche italiane si arrestano intorno ai primissimi anni Novanta, pur proseguendo in Russia e nei paesi di lingua inglese, ma anche di offrire, accanto ad un’ottima bibliografia, la possibilità di riflettere su temi di fondamentale importanza non solo per i filosofi della scienza, ma anche per chi tenta di comprendere le complesse dinamiche che regolano l’universo della lettere sovietiche, spesso dimenticando o sottovalutando, come nel caso del formalismo, dell’ultimo Mandel’štam o dei romanzi di Andrej Platonov – lasciando da parte per ovvi motivi la letteratura utopistica e fantascientifica – l’enorme peso che in esso aveva l’influenza del pensiero scientifico.
Un unico appunto a un’operazione editoriale per molti versi pregevole: la traduzione. Benché motivata con ogni probabilità dall’intenzione di sottolineare la difficoltà di reperimento, fino a non molti anni fa, delle opere di Aleksandr Bogdanov e in particolare dei quattro dialoghi in questione, donati da Vadim Sadovskij, studioso moscovita di cibernetica, a Glaserfeld, e dalla esplicita volontà del curatore italiano di non perdere nulla dell’originario volumetto, apparso in lingua tedesca, di quest’ultimo, la scelta di tradurre dal tedesco in italiano un testo originariamente pubblicato in russo si sarebbe potuta evitare. Il testo originale russo è infatti facilmente accessibile anche on line grazie all’efficientissimo sistema della Biblioteca nazionale di San Pietroburgo (nel volume Očerki filosofija kollektivizma, I, Sank Peterburg 1909, con i testi di N. Verner, “Nauka i filosofija”; A. Bogdanov, “Filosofija sovremennogo estestvoispytatelja”; B. Bazarov, “Material kollektivnogo opyta i organizujuščie ego formy”; A. Lunačarskij, “Meščanstvo i individualizm”; M. Gor’kij, “Razrušenie ličnosti”) e una traduzione dal russo avrebbe, a mio avviso, indubbiamente arricchito il volume.

 
© eSamizdat 2003-2016, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli