Tat'jana Nikol'skaja
Avangard i okrestnosti
Izdatel'stvo Ivana Limbacha, Sankt-Peterburg 2002
(Recensione di Milly Berrone)
eSamizdat 2004 (II) 1, pp. 199-200
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Presso la casa editrice Ivan Limbach di San Pietroburgo, tra le più raffinate all'interno dell'attuale panorama editoriale russo per la scelta delle pubblicazioni e per la cura - redazionale e grafica - a esse rivolta, è apparso nel 2002 il volume Avangard i okrestnosti di Tat'jana Nikol'skaja. Il testo raccoglie una serie di interventi, parzialmente riveduti e corretti, della nota ricercatrice, apparsi, nel corso degli ultimi vent'anni, in riviste difficilmente raggiungibili e dalle tirature spesso estremamente limitate e rivolti allo studio di autori e gruppi letterari, se non dimenticati, spesso trascurati dagli studiosi: operazione di per sé meritoria, che presenta al pubblico degli specialisti studi e ricerche che avrebbero altrimenti subito la medesima sorte degli artisti cui sono dedicati.
La prima sezione del volume contiene infatti dodici brevi articoli che, complessivamente, ricostruiscono, con ricchezza di particolari ed estrema cura bibliografica, le complicate vicende dell'avanguardia russa in terra georgiana e dell'avanguardia georgiana tra la fine degli anni Dieci e i primissimi anni Venti. Tra il maggio del 1918 e il febbraio del 1921, nei quattro anni di vita della Repubblica Indipendente di Georgia, Tbilisi divenne infatti una sorta di oasi culturale, una "città fantastica" che vide fiorire tutta una serie di gruppi poetici d'ispirazione futurista: da una parte il Sindikat futuristov, capeggiato dal padre della lingua zaum', Aleksej Kručenych, e da Il'ja Zdanevič, ideologo dello vsečestvo, successivamente trasformatosi nel gruppo 41°, cui si unì anche Igor' Terent'ev, dall'altra l'avanguardia futurista georgiana, rappresentata dal gruppo Golubye rogi e dal raggruppamento dei cosiddetti futuristi georgiani, H2 SO4. L'autrice ripercorre la storia di questi raggruppamenti e degli artisti che ne fecero parte attraverso l'analisi di opere poetiche e teatrali, manifesti, serate letterarie e accese polemiche, rivolgendo un'attenzione particolare ad autori meno noti come Jurij Marr, figlio del noto linguista, Tat'jana Večorka e Aleksandr Čačikov, mettendo in particolare rilievo il rapporto, diretto e indiretto, tra questi gruppi e il dadaismo occidentale, secondo una linea di interpretazione ormai consolidata che pone in stretta relazione i poeti zaumniki con gli oberiuty da un lato, e con il dadaismo e il surrealismo occidentali dall'altro. Non è dunque un caso che l'autrice faccia spesso riferimento agli studi di Luigi Magarotto, Jean-Philippe Jaccard e soprattutto di Marzio Marzaduri, autore del fondamentale testo del 1984 dedicato al cosiddetto "dada russo", e curatore, insieme alla stessa Nikol'skaja, della raccolta completa delle opere di Terent'ev, apparsa a Bologna nel 1988, nonché organizzatore di un convegno, tenutosi a Venezia nel 1989, che ha avuto per argomento il futurismo zaum' e il dadaismo nella letteratura russa.
All'interno di questa prima e compatta sezione del libro si distinguono tuttavia due brevi saggi, rispettivamente dedicati all'analisi delle opinioni di Jurij Tynjanov sull'attività poetica dei futuristi e degli zaumniki e alla ricezione delle idee dell'OPOJAZ in Georgia, che, al di là del loro valore intrinseco, alludono, nel caso in cui non fosse già evidente, al ruolo svolto dalle idee di Tynjanov nella formazione culturale e letteraria dell'autrice. Nella seconda parte del libro è infatti raccolta una serie di saggi dedicati ad autori attivi negli anni Venti, poeti e prosatori "nemagistral'nye", la cui riscoperta, secondo la linea interpretativa inaugurata negli stessi anni Venti proprio da Jurij Tynjanov, non può che arricchire e completare, se non addirittura illuminare, lo studio di una determinata fase letteraria e culturale.
Oggetto di tali ricerche è in primo luogo l'influsso del settarismo mistico, con particolare riferimento alla setta dei chlysty, sulla poesia russa degli anni Venti, nella fattispecie sulla poesia di Michail Kuzmin e di due poetesse (Anna Radlova e Ol'ga Čeremšanova), entrambe appartenenti al gruppo degli Emozionalisti, guidato dallo stesso Kuzmin. Altro oggetto d'analisi è l'influenza dell'opera di Elena Guro sulla poesia di autori poco noti come Ada Vladimirovnaja, Nadežda Bromlej, Marija Škapskaja, Boris Ender e Aleksandr Tufanov insieme all'attività di poeta e prosatore di un autore spesso dimenticato, ma molto noto e apprezzato nella sua epoca, come Konstantin Vaginov, che con il suo primo romanzo Kozlinaja pesn' offre, in forma parodistica, un quadro ampio e vivace proprio di quell'ambiente culturale che la Nikol'skaja tenta di ricostruire ad anni di distanza. Viene infine riconosciuta anche l'importanza di due pasticheur, molto originali, ma assolutamente trascurati dalla critica, come Michail Kazakov e Gleb Alekseev, della prosa, molto popolare negli anni Venti, ma in seguito quasi completamente dimenticata, di Konstantin Bolšakov e dell'opera di un poeta zaumnik di seconda generazione, come Aleksandr Tufanov.
Questi saggi, ricchi di ottimi spunti di riflessione e sempre molto accurati dal punto di vista bibliografico, costituiscono, singolarmente presi, il frutto di anni di lavoro dell'autrice e sono indubbiamente molto utili per chi si accosta per la prima volta ad autori in parte o del tutto dimenticati e su cui è spesso difficile reperire informazioni, ma, nel loro complesso, acquistano un ulteriore, e più generale significato, che solo la terza e conclusiva parte del libro pone nella giusta luce. L'ultima sezione è infatti dedicata ai ricordi legati agli anni di formazione dell'autrice, cresciuta a Leningrado tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, e tali ricordi, così come la sua attività di studiosa, mirano a salvaguardare una preziosa eredità culturale che andrebbe altrimenti perduta. Oltre alla figura di Josif Brodskij, l'autrice ricorda anche altri personaggi, meno noti, dell'underground leningradese di quegli anni, come l'esteta e decadente Aleksej Sorokin e l'originale cantautore Aleksej Chvostenko, ma anche l'erudizione e la passione per gli autori minori e dimenticati - filo conduttore dell'intero libro - di suo marito, Leonid Čertkov, poi emigrato in Occidente all'inizio degli anni Settanta, e soprattutto le serate a casa di Ivan Lichačev e di Andrej Egunov, i due "vecchi" intorno ai quali si riuniva parte della gioventù leningradese. Entrambi passati attraverso l'esperienza del lager, il primo poeta e traduttore dal portoghese, francese e inglese, il secondo poeta, prosatore, traduttore e studioso di letteratura greca antica, estimatori dell'opera di Vaginov e Kuzmin, loro amici di gioventù, i due "vecchi" rappresentano per i giovani leningradesi che hanno modo di conoscerli un'eredità da custodire e da non dissipare. E sono soprattutto, insieme a personaggi come Jakov Druskin, Igor' Bachterev, Genadij Gor, Ida Nappel'baum, per citarne solo alcuni, i custodi della memoria di quella intelligencija a-rivoluzionaria nei confronti della quale, per usare le parole di Jurij Tynjanov, nella storia della letteratura è stata commessa una grave ingiustizia, dovuta all'influenza della corrente letteraria vincitrice. L'ingiustizia, come è ben noto, è stata ben più che letteraria, ma, in modo del tutto trasversale, la generazione cui appartiene Tat'jana Nikol'skaja, è riuscita, all'inizio per vie sotterranee, poi sempre più apertamente, a far pubblicare e conoscere gli autori (Vaginov, Charms, Vvedenskij) che hanno poi profondamente influenzato le generazioni successive.

 
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