K. Dunin
Czytając Polskę. Literatura polska po roku 1989 wobec dylematów nowoczesności
W.A.B., Warszawa 2004
(Recensione di Alessandro Amenta)
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 257-259
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Quale descrizione del mondo e della società polacca del Novecento possiamo ritrovare nella prosa pubblicata in Polonia dopo la caduta del muro di Berlino? La letteratura è solo prodotto di finzione oppure può avere una funzione conoscitiva e può essere utilizzata per comprendere la storia e la realtà contemporanea?
Kinga Dunin prova a rispondere a queste domande con un libro a mezza strada tra il saggio di impostazione scientifica e una raccolta di pensieri, impressioni, riflessioni personali, nati dalla lettura delle principali opere dei maggiori scrittori polacchi della nuova generazione. L'autrice non cerca di dare delle risposte definitive sul rapporto tra società e letteratura, ma tenta piuttosto di tracciare un quadro di come viene descritta, interpretata e rappresentata la società polacca nella narrativa degli ultimi quindici anni. Lo scopo finale di questa analisi è quello di trarre delle conclusioni generali sulle modalità principali attraverso le quali questa prosa affronta, risolve o lascia insolute le questioni dominanti nel discorso sociale del novecento. La Dunin non prova (perlomeno non esplicitamente) a definire quanto la letteratura rispecchi effettivamente la realtà, ossia se le immagini che essa mostra siano autenticamente corrispondenti alla realtà politica e sociale. La letteratura propone una sua versione dei fatti e oggetto principale del libro è proprio una analisi delle modalità specifiche di rielaborazione della realtà nei testi degli scrittori della nuova generazione.
Per comprendere il tipo di impostazione di questo saggio è necessario introdurre brevemente la sua autrice: Kinga Dunin è sociologa della cultura, pubblicista, prosatrice, femminista, personaggio noto in Polonia per la sua penna brillante, incisiva e spesso provocatoria con la quale si esprime sui temi di maggiore rilevanza nel discorso pubblico. Nella sua rubrica su Wysokie Obcasy [Tacchi Alti], supplemento del quotidiano Gazeta Wyborcza, affronta argomenti quali aborto, rapporto tra stato e chiesa, omofobia, condizione femminile, rivelando un pensiero originale, graffiante e ironico. Alcuni di questi testi pubblicistici sono stati raccolti in Karoca z dyni [La carrozza di zucca, 2000] e Czego chcecie ode mnie, Wysokie Obcasy? [Cosa volete da me, Wysokie Obcasy?, 2002]. La Dunin è anche autrice dei romanzi Tabu (1998) e Obciach [Figuraccia, 1999], nonché di Tao gospodyni domowej [Il tao della casalinga, 1996] definito come "il primo libro femminista in Polonia". In Czytając Polskę [Leggendo la Polonia] la Dunin cambia nettamente stile e tono, ma non ambito di interessi e di studio. Punto di partenza per le sue riflessioni è sempre la cultura e la società polacca contemporanea, che questa volta non viene analizzata servendosi di quanto apparso nella stampa e nel dibattito pubblico, bensì rifacendosi esclusivamente alla narrativa degli ultimi anni.
Il libro è strutturato in tre capitoli preceduti da una lunga introduzione teorica. Punto di partenza è un'attenta spiegazione della metodologia che verrà adottata per analizzare la realtà sociale nel contesto letterario. La Dunin prova innanzitutto a esaminare in cosa consistono la letteratura e la società, giungendo alla conclusione che nessuna delle due costituisce una realtà concreta perché entrambe rappresentano solo un atto interpretativo di certe realtà che pertanto non sono univoche, ma relative e discutibili. La Dunin afferma infatti che "non abbiamo accesso a alcuna 'vera' società, a un'unica 'vera' versione del testo letterario. Per di più non esiste nemmeno un 'vero' soggetto, poiché noi stessi siamo un processo di continue interpretazioni, autointerpretazioni, reinterpretazioni". L'autrice sottolinea la sua consapevolezza del fatto che quanto leggiamo in letteratura esiste e non esiste allo stesso tempo, dal momento che i testi narrativi raccontano sempre una realtà e una verità, ma ugualmente mentono, poiché sono anche prodotto di invenzione. Dobbiamo però concedere alla letteratura una funzione conoscitiva nonostante il suo status di finzione, perché come tutti gli aspetti della vita culturale anche essa è uno strumento di lettura e riflessione sul contesto sociale. La soluzione alle questioni teoriche relative alla metodologia viene fornita dal riferimento al filosofo Paul Ricouer secondo cui il rapporto tra soggetto e oggetto della riflessione è inscindibile e rappresenta un circolo vizioso dal punto di vista ermeneutico. Scrive la Dunin che "la letteratura diviene ciò che noi vogliamo farne. Io intendo farne uno stimolo alla riflessione sulla società polacca contemporanea, una società di cui non traccio i confini geografici o storici, perché è immersa nel passato, ma anche nel mondo globalizzato, aperta al futuro". Scartando la possibilità di una descrizione oggettiva che non metta in campo il proprio retroterra e i propri condizionamenti intellettuali è possibile dunque proporre solo una riflessione consapevole delle proprie limitazioni e del suo status di punto di vista personale.
Nel primo capitolo intitolato "Jak przed wojną" [Come prima della guerra] si analizza il modo in cui viene rappresentata la realtà della Polonia prima degli sconvolgimenti e i radicali cambiamenti a livello sociale successivi alla seconda guerra mondiale. La Dunin si serve innanzitutto dei testi di Tereza Lubkiewicz-Urbanowicz, Olga Tokarczuk, Anna Bolecka e Włodzimierz Odojewski per mostrare come viene rappresentata in letteratura la questione delle piccole patrie e delle terre di confine, del mondo periferico polacco scomparso con la ridefinizione dei confini nazionali. Ampio spazio viene dedicato al problema del nazionalismo e del rapporto tra polacchi, ebrei e ucraini da cui si evince che la narrativa mostra un'immagine di generale rispetto verso le minoranze etniche, mentre gli antisemiti sono solo singoli individui che non rappresentano la società nel suo complesso e la sua mentalità. Fondamentale è il legame che unisce la questione del nazionalismo alla memoria e alla verità storica: "il proprio nazionalismo sembra sempre diverso da quello degli altri. Lo differenzia solo la memoria. E risulta che si tratta della memoria nazionale". La Dunin passa poi alla descrizione della realtà della seconda guerra mondiale e in primo luogo della questione del rapporto tra polacchi e tedeschi. A distanza di decenni la società polacca continua a considerare tutto il popolo tedesco di quegli anni come responsabile o corresponsabile di quanto avvenuto ("un popolo di carnefici") oppure anche i tedeschi vengono considerati delle vittime della storia? In generale la riflessione letteraria sulla realtà di quel periodo mostra una "nostalgia verso un ordine di cui può essere una figura la comunità tradizionale, la fine del paradigma romantico, la ricostruzione in atto della modalità di identificazione nazionale, la seconda guerra mondiale come confine tra il vecchio e il nuovo, l'universalizzazione dei valori, l'Olocausto come simbolo transazionale, comune".
Il secondo capitolo è incentrato sulla visione letteraria della società polacca negli anni del comunismo e porta il titolo significativo di "Pół wieku w czyśćcu" [Mezzo secolo in purgatorio]. Partendo dalla lettura di alcuni romanzi di Stefan Chwin e Olga Tokarczuk viene introdotto il discorso dei trasferimenti in massa della popolazione polacca che abitava nelle terre orientali ormai escluse dai nuovi confini, e parallelamente si parla del destino dei tedeschi in Polonia. Wilhelm Dichter, Julian Kornhauser e Henryk Grynberg forniscono materiale di riflessione sul rapporto tra la Polonia Popolare e la questione ebraica e in generale sul tema della libertà personale e sociale. Antoni Libera offre lo spunto per una riflessione sulla visione del mondo occidentale negli occhi della società polacca dell'epoca comunista, definendo questo legame come un rapporto sadomasochista: al pari della protagonista del romanzo Madame (una maestra di francese bella e attraente, ma anche fredda e orgogliosa) l'occidente nella narrativa recente appare agli occhi della Polonia di quegli anni come un mondo affascinante eppure impietoso, che costringe all'ammirazione, ma raffredda i sentimenti per la sua irraggiungibilità. Izabela Filipiak introduce al tema della sfera femminile, del potere e dell'oppressione attraverso la metafora del padre come padrone e della figlia che nella sua ribellione simboleggia un atteggiamento anticomunista. Spesso la narrativa di questi anni sceglie di rappresentare quel mondo come un territorio in cui regnava il grottesco, l'assurdo, il sistema comunista è visto come irrazionale e estraneo alla società polacca. In generale la visione che hanno i giovani scrittori della Polonia Popolare non risulta univoca e in linea di massima manca di decise prese di posizione. Senza accuse o apologie, questo periodo viene mostrato nelle sue contraddizioni, come una terra di confine, un purgatorio.
L'ultimo capitolo, "Wolność, nie-wolność, po-wolność" [Libertà, non-libertà, post-libertà], è incentrato sulla situazione della società attuale, una società in cui il capitalismo ha preso il posto del regime totalitario. Comune a tutti gli scrittori è un senso di disillusione, di delusione delle aspettative nel momento in cui crolla il sistema comunista e la Polonia si apre al nuovo. Sembra prevalere una generale avversione verso la nuova realtà del libero mercato a cui si contrappone una nostalgia verso il vecchio mondo. Andrzej Stasiuk e Krzysztof Varga propongono una versione mitizzata della vita nei tempi passati in cui i valori erano nelle persone e nei rapporti umani, ormai sostituiti da una logica di soldi e di potere. La Dunin analizza la questione del significato della libertà a livello personale, sociale e politico in una società completamente rinnovata, soprattutto attraverso la lettura dei romanzi di Dorota Masłowska, Stefan Chwin e Mariusz Sieniewicz. Jerzy Sosnowski e di nuovo Olga Tokarczuk costituiscono il punto di partenza per comprendere il senso del sacro e della religione nella Polonia odierna, il rapporto con Dio e il cattolicesimo. A questo riguardo la Dunin afferma che "in tempi in cui la modernità è entrata in un periodo di crisi desideriamo qualcosa di più, un nuovo senso, ma non riusciamo a trovare una lingua adeguata a questi desideri". In generale la nuova generazione di scrittori sembra incapace di esprimere una ricerca di una nuova dimensione spirituale, incentrando i propri interessi su altre problematiche che non quella religiosa.
Il libro della Dunin risulta sicuramente interessante e avvincente, ma si presenta a tratti diseguale. Accanto a giudizi spesso approfonditi e ben articolati troviamo anche conclusioni poco convincenti o affrettate, come il parere finale che "la nuova letteratura polacca non ha certamente perso il contatto con la realtà". A mancare è lo stile a cui la Dunin ci aveva abituati con i suoi scritti pubblicistici, sempre incisivi e polemici, mentre in questo libro lascia spazio a uno sguardo pacato e possibilista. Nonostante ciò in questo libro troviamo sicuramente una serie di interessanti interpretazioni, di annotazioni a margine dotate di non poca perspicacia. Un problema risiede nel tipo di impostazione del lavoro indecisa tra approccio puramente accademico (si tratta in fondo di una nuova versione della sua tesi di dottorato in sociologia) e presentazione di impressioni e giudizi personali. Eppure alla Dunin dobbiamo riconoscere una notevole capacità di osservazione della cultura nei suoi vari aspetti e non da ultimo una grande sincerità rispetto a quanto questo libro può proporre: "non voglio convincere nessuno che la letteratura sia proprio così, che il mondo sia proprio così. No! Questo è il mio mondo, la mia letteratura, condivisa con altri, per quanto vogliano essere d'accordo".

 
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