G. Ritz
Nić w labiryncie pożądania. Gender i płeć w literaturze polskiej od romantyzmu do postmodernizmu
Wiedza powszechna, Warszawa 2002
(Recensione di Alessandro Amenta)
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 317-319
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Nessuno avrebbe mai pensato che a colmare un vuoto evidente in ambito di gender studies in Polonia sarebbe stato uno slavista svizzero. Nonostante diversi studiosi (Inga Iwasiów, Grażyna Borkowska, Agnieszka Graff, Kazimiera Szczuka) abbiano negli ultimi anni tentato un'analisi della letteratura polacca da una prospettiva femminista e interessata alla questione del corpo e alla pluralità dei discorsi, solamente il libro di Ritz si presenta come opera di grande respiro che affronta queste problematiche in maniera diretta ed esaustiva. Definito da Andrzej Borowski “il patrono delle tematiche difficili”, German Ritz è professore universitario a Zurigo e studioso di letteratura russa e polacca. I suoi interessi spaziano dalla poetica modernista ai gender studies e alla comparatistica (rinomati sono i suoi studi su Jarosław Iwaszkiewicz e Stefan George).
Il suo libro ha un duplice valore: per la prima volta introduce in Polonia una monografia esauriente sui gender studies e applica le sue teorizzazioni allo studio specifico della letteratura polacca. Ritz non propone uno studio introduttivo ai gender studies (pur constatandone l'assenza in Polonia), ma un testo che per il linguaggio tecnico e la profondità delle concettualizzazioni si rivolge a un pubblico esperto o comunque non a digiuno delle nozioni fondamentali intorno a cui ruota questo tipo di analisi.
Il libro di Ritz non è in realtà uno studio nuovo quanto una riproposizione organica di una serie di saggi e articoli (riveduti e presentati in una nuova traduzione) pubblicati negli anni 1994 – 2001 in diverse riviste letterarie polacche. Il testo si divide in due parti. La prima affronta in cinque saggi gli aspetti teorici che Ritz considera maggiormente interessanti per ricostruire la storia dei gender studies e tracciarne le prospettive future. La seconda è invece una corposa analisi della letteratura polacca da Słowacki fino a Różewicz atta a evidenziare la presenza, seppure spesso in forma sublimata e camuffata, di tensioni che ruotano intorno alla problematica del corpo e della sessualità.
Ritz riesce nel difficile compito di proporre una monografia che unisce la teoria alla pratica di analisi letteraria in una chiave nuova, perlomeno in ambito polacco, tanto che il suo studio ha dato avvio a una serie di lavori incentrati sulla lettura di testi fondamentali della letteratura polacca per mostrarne aspetti finora sconosciuti o volontariamente ignorati dalla critica. Parte del successo di Ritz è dovuto sia alla distanza critica che gli permette di evitare di unire teorizzazione e politica (cosa rara in ambito di gender studies) sia la capacità di affrontare in maniera seria un'analisi di aspetti della letteratura per lungo tempo considerati rischiosi e pertanto rimasti ancora terreno inesplorato (soprattutto in ambito di letteratura omosessuale).
Ritz propone innanzitutto un interessante esame dei legami tra gender studies e una serie di discipline e teorie filosofico-critiche (poststrutturalismo, postmodernismo, critica femminista, teoria psicoanalitica applicata alla letteratura) per ricostruire la genesi di questo tipo di studi e soprattutto per definirne gli ambiti da approfondire e le direzioni in cui i gender studies potrebbero rivelarsi maggiormente produttivi. Critica la mancanza di distinzione tra discorso politico e discorso critico letterario e vede nel patos eccessivo con cui gli studiosi di gender studies si propongono al pubblico uno dei motivi per cui questi studi faticano a essere accettati e integrati in ambito accademico. Passa poi a un approfondimento tra gender e genere letterario e giunge a concludere che questo legame non si costituisce attraverso il contenuto del discorso, bensì mediante la sua stessa forma. Seguendo Foucault approfondisce poi la nascita del discorso femminile e omosessuale in letteratura e soprattutto definisce gli aspetti specifici che questi discorsi assumono nella cultura polacca. Difficile riassumere il contenuto delle teorizzazioni di Ritz in poche righe. Il suo libro si presenta aperto a diverse possibilità di analisi e al contempo tende a configurarsi come una sintesi produttiva per meglio comprendere il valore di questi discorsi in ambito letterario. Ritz mostra come il discorso maschile (eterosessuale), silenziosamente proposto come neutrale e naturale, si rivela essere invece una costruzione culturale se reintepretato alla luce dei discorsi femminile e omosessuale. Aprendo le sue analisi a un attento ascolto della pluralità di discorsi, Ritz riflette sulla dinamica in atto tra discorso marginale e discorso dominante. Nella sua proposta di una serie di strumenti interpretativi da applicare allo studio della letteratura (non solo polacca) mostra come il dato biografico o la componente tematica giocano un ruolo tutto sommato secondario rispetto alla profondità delle implicazioni della sessualità come discorso e costruzione culturale.
La seconda parte del libro è costituita da uno studio di testi, autori e correnti letterarie sulla base di quanto teorizzato in precedenza. Analizza la poetica di Juliusz Słowacki come dramma romantico della sessualità, passa allo studio di poetesse della Młoda Polska (Trzeszczkowska, Komornicka, Łuskina) mostrando come non propongano un nuovo discorso femminile ma si adattino (con una diversificata serie di espedienti letterari e in primis quello della assunzione di pseudonimi maschili) al discorso maschile dominante, inserendovi però una serie di problematizzazioni che portano paradossalmente alla sua implosione. La parte successiva del lavoro di Ritz si concentra intorno allo studio della figura femminile in diverse poetiche: con Tuwim negli skamadriti, con Stern nei futuristi e con Peiper negli avanguardisti. La parte indubbiamente più interessante (in quanto costituisce una novità assoluta nel panorama critico polacco) è costituita dalla riflessione sul tema omosessuale. Ritz esamina testi di Iwaszkiewicz, Mach e Breza e giunge a definire il discorso omosessuale in questi autori come una poetica del desiderio inesprimibile. Esamina i dispositivi letterari e le soluzioni narrative che permettono al desiderio omosessuale di sublimarsi nel discorso letterario modernista, come unico modo di essere affrontato senza essere esplicitato. Continua con un esame della produzione di Gombrowicz e Andrzejewski, in cui vede espressioni di questo stesso desiderio celato (gioco di maschere, rimandi, camuffamenti). Giunge infine a trattare di autori recenti come Musiał, Nowakowski e Stryjkowski e mostra come il discorso omosessuale in Polonia non abbia potuto configurarsi in discorso di emancipazione, ma abbia comunque elaborato una visione alternativa al discorso dominante sotto forma di automarginalizzazione (omosessuali come outsider). La serie di saggi sul tema della sessualità nella letteratura polacca si conclude con uno studio della figura della madre nella poesia di Różewicz.
Il valore della proposta critica di Ritz consiste soprattutto nel non adattare schemi interpretativi in uso nei gender studies di matrice anglosassone o tedesca, ma ricerca una modalità specifica per interpretare la cultura polacca che non è possibile ricondurre al modello di funzionamento della culturale occidentale. Secondo Ritz la cultura polacca si pone nei confronti del discorso omosessuale in una posizione intermedia tra la cultura europea occidentale (fortemente repressiva) e quella orientale (tendenzialmente neutrale). Per questo motivo il discorso omosessuale in Polonia non è assente come in diverse letterature europee orientali a causa della sua invisibilità a livello sociale, ma neanche riesce a elaborarsi in letteratura come risposta alla repressione e dunque come discorso di emancipazione come accade nelle letterature europee occidentali. Persiste in tutto il novecento in forma implicita e dissimulata.
Come affermato inizialmente, il libro di German Ritz riempie uno spazio vuoto nella critica letteraria in Polonia e in quanto tale costituisce un testo fondamentale per chiunque desideri avvicinarsi a una lettura (o meglio rilettura) in chiave gender della letteratura polacca. Non sempre le sue conclusioni appaiono pienamente condivisibili e il tipo di strutturazione del discorso critico spesso appare di ostacolo a una chiara comprensione delle sue concettualizzazioni. Gli si deve comunque riconoscere il merito di aver aperto (se non addirittura spalancato) la porta ai gender studies in Polonia e aver stimolato una riflessione e una consistente produzione critica in questa direzione tra gli studiosi polacchi. Il suo status di precursore e di punto di riferimento imprescindibile in ambito degli studi sul discorso della sessualità nella cultura polacca è testimoniato anche dalla raccolta di saggi in suo onore: Ciało płeć literatura. Prace ofiarowane Profesorowi Germanowi Ritzowi w pięćdziesiątą rocznicę urodzin, Warszawa 2001.

 
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