G. Herling-Grudziński
Requiem per il campanaro
traduzione di V. Verdiani, postfazione di F.M. Cataluccio, L’ancora del mediterraneo, Napoli 2003
(Recensione di Alessandro Ajres)
eSamizdat 2004 (II) 1, p. 195
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Commentando il primo racconto inedito di Herling pubblicato in Italia dopo la sua morte (l'edizione originale è del 2000), la critica si è soffermata in genere sul rapporto tra l'autore e l'ebraismo. Nell'esauriente postfazione al testo, Francesco Cataluccio rileva tra l'altro come fossero ebrei entrambi i genitori di Herling. Si tratta di un approccio nuovo all'opera dello scrittore polacco che, soprattutto nei testi più recenti, ha dimostrato un crescente interesse per le proprie origini.
Per cogliere appieno il significato di questo Requiem per il campanaro, tuttavia, non bisogna avere paura di ricercare anche le orme consuete dell'autore. Questi è impegnato a mettere in risalto anche il male compiuto dal singolo, il male che convive quotidianamente con il bene, oltre a quello supremo dell'Olocausto; il racconto unisce così le due dimensioni: la tragedia universale della "notte dei cristalli'' che scatena quella individuale di fra' Nafta, protagonista della narrazione. Quest'ultimo ricorda da vicino il lebbroso de La torre (racconto contenuto in Ritratto veneziano, Milano 1995): entrambi sono dei reclusi, l'uno tra le pietre della costruzione aostana, l'altro psicologicamente "murato'' dalle fiamme della violenza nazista che durante l'infanzia gli ha strappato i genitori.
Fra' Nafta è cresciuto tra i francescani di Wüpperthal e quelli di Napoli pressoché muto; grazie al gesto di suonare le campane, lentamente, egli torna alla parola e alla vita. Vagabonda questuando tra Germania e Italia, trasforma la propria fede sino al punto di profetizzare la catastrofe imminente: "Suonate le vostre campane! Il nostro mondo crudele sta per finire!''. Nella rappresentazione della Passione che si tiene ogni anno presso Sordevolo nel Biellese, fra' Nafta interpreta Gesù Cristo. Dà scandalo poiché accoglie il martirio con un sorriso e per questo motivo viene allontanato dalla messinscena e dal paese. Dopo moltissimo tempo, torna a suonare le campane della chiesa di Santa Chiara a Napoli il giorno di capodanno del 2000. Ricongiungendosi col proprio sogno, come il lebbroso de La torre, fra' Nafta deve accettare l'assenza di un significato ultimo dell'esistenza: il campanile che egli percuote non annuncia la fine del mondo, ma trasmette al secolo che incomincia l'allarme per il male causato dal precedente. Ancora una volta, sembra suggerire Herling, ad un passo dalla morte tutto si risolve in vita.

 
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