Warszawa 1944 – i 63 giorni dell’insurrezione
a cura di K. Jaworska, BLU edizioni, Torino 2005
(Recensione di Alessandro Ajres)
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 556-558
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Una mostra dedicata al 60° anniversario dell’insurrezione di Varsavia, aperta all’inizio del dicembre 2004 e terminata il 20 marzo 2005 a Torino presso il Museo Diffuso della Resistenza, è l’avvenimento cui questo volume rende omaggio e testimonianza. Era difficile riprodurre su carta stampata il successo della mostra, gremita ogni giorno dei suoi 4 mesi di allestimento da scolaresche e curiosi, ma il tentativo non avrebbe potuto riuscire in modo migliore. Il volume propone gli stessi momenti di approfondimento, le stesse fotografie e manifesti, persino le ragioni e le difficoltà delle installazioni montate lungo il percorso della mostra.
Nell’impatto con l’allestimento sembrava, del resto, davvero di fare un salto indietro di 60 anni: all’ingresso del Museo campeggiava la riproduzione di una strada di Varsavia insorta, con tanto di trincee, primi piani di palazzi abbandonati, fori di proiettile e scritte di esortazione a resistere sui muri; mentre più avanti il visitatore si muoveva nella ricostruzione del sistema fognario della capitale polacca, in maniera simile a quella degli insorti di allora. Nel paragrafo dedicato al “Dietro le quinte”, Guido Vaglio descrive pazientemente al lettore le installazioni montate all’interno del Museo e ne spiega le scelte; poco più avanti Saverio Santoliquido, direttore degli allestimenti scenici del Teatro Regio di Torino, si sofferma invece sulle difficoltà incontrate nell’operare. Alcune fotografie e schizzi aiutano a farsi un’idea della mole di lavoro svolta per ricreare all’interno del Museo l’atmosfera di Varsavia insorta.
Nella parte centrale del volume, così come in quella della mostra, lo spazio è dedicato alla stampa insurrezionale del tempo. Vengono riprodotte svariate pagine di giornale e alcuni passaggi in traduzione che confermano l’importanza di quelle testate illegali: “quello che succede possiamo saperlo solo dal Bollettino”, scrive Wanda Przybylska nel suo diario di quei giorni, Una parte del mio cuore (Firenze 1963) con riferimento al Biuletyn Informacyjny. Il Biuletyn raggiunge infatti la tiratura di 28000 copie; nel periodo dell’insurrezione, a Varsavia si stampano oltre 135 fogli informativi tra ciclostilati e giornali. Anche nel testo, ampio risalto è riservato ai manifesti degli insorti e alle fotografie. Le didascalie che accompagnano le immagini, in particolare, catturano adesso l’attenzione del lettore; laddove quella del visitatore era coinvolta maggiormente nella scena che gli si parava davanti agli occhi. Si riscopre così, ad esempio, l’Istruzione per i comandanti delle case con meticolose osservazioni inerenti il modo per passare da una casa all’altra; si riscoprono in questo modo certi annunci apparsi sui fogli informativi: “In via Mokotowska 46/13 è stato aperto un ambulatorio per partorienti”, “Venerdì 11 agosto al Conservatorio in una sala stracolma ha avuto luogo un concerto con la partecipazione di eccellenti artisti”, “Cercasi grilletto con molla per una mitragliatrice MG34 […] Rivolgersi alla sentinella di turno alla barricata in via Długa angolo Kiliński, o eventualmente alla ragazza che distribuisce Walka”. Dalle didascalie come dalle foto, emerge il contrasto tra la drammatica realtà della guerra e la voglia, la necessità di un ritorno alla vita di ogni giorno.
Così come il convegno del 10 marzo ha rappresentato il punto d’arrivo della mostra, gli interventi che aprono il volume ne rappresentano forse il punto più alto in termini di interesse scientifico e prestigio degli autori. Tra questi spicca la “Deposizione a verbale” di Władysław Bartoszewski, ospite d’onore alla tavola rotonda torinese. Deportato ad Auschwitz, rientrato a Varsavia in tempo per partecipare all’insurrezione, Bartoszewski si salverà e sarà protagonista di primo piano nella vita politica polacca: condannato a morte nel 1946, egli resta in carcere fino al 1954; viene incarcerato nuovamente nel 1981-1982 come consigliere di Solidarność; tra il 1995-1997 e poi di nuovo tra 2000-2001 è ministro degli esteri della Polonia. Il suo Dni Walczącej Stolicy. Kronika Powstania Warszawskiego, resoconto dei giorni della sollevazione di Varsavia ripubblicato un anno fa (Warszawa 2004), al pari di 1859 dni Warszawy (Kraków 1974) non è stato ancora tradotto in italiano. La sua “Deposizione a verbale”, estrapolata da Na drodze do niepodległości (Paris 1984), tratta dell’esperienza ad Auschwitz, della sua assegnazione a una stazione radio ricetrasmittente nei giorni dell’insurrezione, dell’incarico di redigere un bollettino insurrezionale. Recentemente, è comparso in Polonia un nuovo libro di Bartosewski: Warto być przyzwoitym (Poznań 2005), accolto da un grande successo di critica e pubblico.
L’intervento di Bartoszewski è anticipato nel volume da quello di Giorgio Vaccarino, “L’insurrezione nella capitale”, tratto da: Storia della resistenza in Europa 1938-1945. I paesi dell’Europa centrale: Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia (Milano 1981). Giorno per giorno, Vaccarino segue gli avvenimenti dell’insurrezione. Ne inquadra le premesse a partire dal 27 luglio 1944, ne spiega le ragioni dell’esplosione il 1° agosto e del fallimento poco più di due mesi dopo. Egli si sofferma su vari episodi di resistenza, sullo sviluppo della rete fognaria come mezzo di comunicazione, trasporto e combattimento, sulla strategia militare dell’Armia Krajowa e l’attesa dei russi. Nel suo saggio “La Polonia dal 1939 al 1944”, Alberto Turinetti di Priero si concentra piuttosto sull’aspetto militare di quel periodo. Lo studioso parte dai rapporti sovietico-nazisti per approdare a quelli sovietico-polacchi, con riferimento anche alle fosse di Katyn, e alla resistenza di Varsavia. Nelle note curate dall’autore si tratta diffusamente delle armi utilizzate dai tedeschi nella riconquista della capitale: tra esse i “goliath”, piccoli mezzi cingolati dotati di carica esplosiva da 50 o 75 kg, lunghi appena un metro e mezzo, filoguidati sino all’obbiettivo e fatti esplodere. Una tabella esplicativa si sofferma sui rifornimenti alleati lanciati verso Varsavia, sulle missioni andate a buon fine e sul materiale accantonato dai rivoltosi oppure finito in mani tedesche.
Mieczysław Rasiej si occupa nel testo delle “Forze armate polacche in Occidente durante la seconda guerra mondiale” con dovizia di particolari. Vengono ricostruite le sorti di varie compagnie di combattenti polacchi inquadrati come fanti, fucilieri, paracadutisti, aviatori o marinai in Francia, in Gran Bretagna, in Nordafrica, in Unione sovietica, in Italia. Molto interessante risulta anche il breve saggio di Sabrina Riva, giovane studiosa impegnata sull’“Insurrezione di Varsavia: come ne vennero a conoscenza gli italiani”. Nel nostro paese, i primi articoli riguardanti la sollevazione di Varsavia sono datati 20 agosto, ovvero quando i rivoltosi iniziano a subire pesanti perdite. A causa della censura, non si hanno notizie dei giorni precedenti in cui erano i tedeschi a essere tenuti sotto scacco. Si viene a sapere, tra l’altro, che al termine dell’insurrezione viene distribuito e pubblicato a Torino un opuscolo dal titolo: Ribellione contro i Tedeschi – il dramma degli ultimi 63 giorni di Varsavia. Ideato dagli uffici della propaganda tedesca, esso contiene un chiaro messaggio indirizzato ai partigiani piemontesi.
Per chi ha avuto la fortuna di assistere alla mostra nella sua esposizione e negli eventi a essa collegata, nel volume si fa sentire la mancanza dell’intervento che Marta Herling ha dedicato durante il convegno all’“Insurrezione di Varsavia in alcune pagine di Gustaw Herling-Grudziński”. Un’esposizione che ha raccolto unanimi consensi, quanto quella di Władysław Bartoszewski. Un’altra assenza che si fa sentire nel testo è quella di una parte relativa alla cinematografia della sollevazione di Varsavia. In questo punto sta, probabilmente, l’unico collegamento mancato tra la mostra e il suo volume. Nei giorni dell’allestimento, al Museo sono stati proiettati molti film sull’argomento: I dannati di Varsavia e Paesaggio dopo la battaglia di Andrzej Wajda, Eroica di Andrzej Munk, Il Pianista di Roman Polański e altri insieme ai cinegiornali tedeschi dell’epoca riguardanti la campagna di Polonia e la resistenza della Capitale.
Il volume è comunque un eccellente prodotto sia per chi abbia visitato la mostra, sia per chi non l’abbia fatto. Nell’uno come nell’altro caso, al pregio di ritrovare l’atmosfera, i documenti e le fotografie dell’esposizione si uniscono una serie di rilevanti interventi scientifici che lo collocano tra i migliori in Italia sull’argomento. La completezza degli aspetti che tratta glielo fa meritare senz’ombra di dubbio, insieme a due specifici caratteri positivi: la traduzione di alcune poesie sull’insurrezione di Varsavia mai affrontate prima e rese da Dario Prola, nonché l’insistenza sull’esiguità delle traduzioni italiane di testi inerenti quel preciso momento storico della Polonia e della sua capitale. Mancano all’appello non solo le opere di Bartoszewski, ma anche un capolavoro del genere come: Pamiętnik z Powstania Warszawskiego di Miron Białoszewski, apparso nel lontano 1970.

 
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