Zlatomir Zlatanov
Nevinni Čudovišta. Razkazi i noveli
Bălgarski Pisatel, Sofija 1985
(Recensione di Roberto Adinolfi)
eSamizdat 2003 (I), p. 240
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Nevinni Čudovišta (Mostri innocenti), si compone di due parti. La prima è una raccolta di quattro racconti: Eksitus (Morte); Mrakăt, kojto šte pomnim (Le tenebre di cui ci ricorderemo); Ezikova tragedija (Una tragedia linguistica); Iztorija s prizrak (Storia con un fantasma). La seconda parte contiene invece il breve romanzo che dà il nome alla raccolta.
Elemento comune nelle narrazioni è il profondo senso di desolazione e straniamento, di sapore vagamente kafkiano, che pervade i personaggi. I confini della realtà sono incerti, mal definiti; si passa dalle descrizioni concrete (di viaggi di lavoro, di impegni professionali, di intoppi burocratici) ai lunghi monologhi interiori dei protagonisti, che trascorrono spesso il tempo libero passeggiando freneticamente sullo sfondo di una Sofia (spesso avvolta da nebbia, tenebre, crepuscolo) che, con le sue strade e piazze minuziosamente menzionate, diviene quasi una metafora della mente umana e dei suoi meandri; le elucubrazioni dei protagonisti sui dilemmi esistenziali non trovano però una risposta, e ogni dramma interiore è destinato a rimanere irrisolto: per Marko, il protagonista del romanzo Mostri innocenti, l'essenza della vita è "rifuggire da ogni possibilità"; per Stefan, nella novella Una tragedia linguistica, "il compito di una teoria è di rendere privo di senso ciò che espone"; Ivan, protagonista della novella Morte, amministratore di un cinema, si domanda se la vera felicità non sia quella delle persone prive di senno come suo fratello, deceduto di recente, o Berlika, un addetto ai riscaldamenti perennemente ubriaco, anch'egli morto da poco.
La seconda novella, Le tenebre di cui ci ricorderemo, è forse meno introspettiva, ma ugualmente desolante: Galin, ex campione di football, recatosi a una cena tra ex compagni di classe sperando di incontrare una sua vecchia fiamma, trascorrerà invece una serata triste e noiosa, ulteriormente funestata dalla notizia che una cara insegnante ha perso la vista.
I confini della realtà sono così labili, che quasi inavvertitamente si passa da situazioni verosimili ad altre che sembrano alla frontiera tra sogno e visione. Nella Storia con un fantasma, un medico recatosi a visitare un ammalato scopre in casa di quest'ultimo un fantasma, e poco dopo gli appariranno tre dervisci con un turbante, che gli sveleranno l'esistenza di una realtà trascendente. Nel racconto Una tragedia linguistica, due anziani, fratello e sorella, discutono delle tragiche vicende di Peju Javorov e Lora Karavelova (Lora, nipote del noto scrittore Ljuben Karavelov e moglie del poeta P. Javorov, tormentata dalla gelosia verso il marito si era tolta la vita, e suo marito si era sparato un colpo di pistola che lo aveva reso cieco finchè a sua volta si era suicidato). Il fratello paragona i protagonisti di questa tragedia alle particelle elementari, componenti di un mondo da lui teorizzato, imperscrutabile per i parametri di conoscenza umana: discutendone con la sorella, la sua teoria circa questo mondo risulterà priva di senso, i due giungeranno alla desolante conclusione che la parte di dolore quotidiano che spetta a ognuno è peggiore di qualsiasi tragedia .
Sono i personaggi più tormentati ad avere il ruolo di protagonisti; talvolta accanto ad essi vi è una sorta di alter ego: è il caso di Marko e di Ženev, protagonisti del breve romanzo Mostri innocenti; accanto a loro vi sono figure più superficiali, come quella di Plamen, scrittore che raggiungerà il successo, a differenza di Ženev, che non sa fare altro che mutuare da altri scrittori, e la cui storia è a tratti quasi speculare rispetto a quella di Marko, anch'egli destinato all'insuccesso.
Lo stile è particolarmente forbito: le azioni dei personaggi sono descritte talvolta con minuziosità, ma servono solo da cornice per contenere i lunghi calvari interiori. Il titolo del breve romanzo è tratto da una citazione di una frase di Baudelaire, da parte dello scrittore-pensatore Ženev, e si riferisce alla duplicità della natura umana, alla facilità con cui l'ingenuità può trasformarsi in perversità.

 
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