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Michaela Hashemi-Kopecká, "Le culture letterarie delle terre ceche", Lo spazio letterario del Medioevo, 3. Le culture circostanti. III Le culture slave, a cura di Mario Capaldo, Salerno editrice, Roma 2006, pp. 631-668
di Zuzana Šebelová
La più recente pubblicazione in lingua italiana sulla storia della letteratura ceca del periodo medievale, intitolata Le culture letterarie delle terre ceche, è opera di Michaela Hashemi-Kopecká, professoressa di letteratura ceca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Masaryk di Brno. Il testo in questione è racchiuso nel volume Le culture slave, che fa parte della sezione intitolata Le culture circostanti, la quale, insieme alle sezioni Il Medioevo latino e Il Medioevo volgare, costituisce la prestigiosa opera intitolata Lo spazio letterario del Medioevo della casa editrice Salerno.
Il saggio di Michaela Hashemi-Kopecká, che presenta alcune novità relative alla classificazione della materia trattata, si basa su fonti aggiornate e, nella parte finale, riporta una ricca bibliografia a testimonianza di alcune scoperte interessanti, effettuate recentemente nell’ambito degli studi sul Medioevo in Republica Ceca.
Come risulta dal lavoro sopracitato, con la nozione di letteratura ceca medievale si intende una produzione letteraria scritta inizialmente in lingua paleoslava e più tardi in antico ceco, ma anche in latino e, in misura minore, ebraico e tedesco, ad uso della popolazione residente in Boemia e Moravia tra il IX e il XV secolo. Tale arco temporale viene di solito suddiviso in tre sottosegmenti, di cui il primo va dal 863 al 1270, il secondo dal 1270 al 1402 e il terzo dal 1402 al 1471. L’autrice tuttavia osserva che, come ogni periodizzazione, anche questa tende a semplificare il quadro generale, di per sé assai complesso.
Gli esordi della cultura letteraria ceca sono connessi con l’arrivo, in Moravia, dei missionari Costantino e Metodio, di origine greca ma conoscitori della lingua slava (863), dopo di che si vide fiorire una letteratura scritta per lo più in antico slavo ecclesiastico, ossia il tardo protoslavo allora parlato nei Balcani. La letteratura inaugurata nella Grande Moravia dai due fratelli greci e dai loro allievi si compone di traduzioni di testi liturgici e giuridici, oltre che di alcune opere originali (il Prologo al Vangelo e le Vite di Costantino-Cirillo e Metodio).
A partire dal X secolo il fulcro della vita culturale si spostò nella Boemia přemyslide, dove nel corso degli anni si venne a costituire una forte organizzazione statale, e dove la cultura slavo-ecclesiastica trovò posto accanto a quella latina. Comunque, dopo la fondazione del vescovato di Praga (973), la liturgia slava cominciò ad essere repressa dalla Chiesa di Roma e, con la soppressione del monastero di Sázava, suo ultimo focolaio, verso la fine del sec. XI scomparve definitivamente. Fra i testi di origine slavo-ecclesiastica del primo periodo přemyslide si distingue ad esempio l’inno sacro della fine del sec. X Hospodine, pomiluj ny (Kyrie eleison), in seguito gradualmente adattato alla lingua ceca. Un altro genere letterario che ebbe particolare diffusione nella Boemia dei primi Přemyslidi fu quello leggendario, dove però la lingua utilizzata è in prevalenza il latino.
Il periodo successivo, che va dagli inizi del sec. XII agli anni ’70 del sec. XIII., è segnato dal pieno sviluppo della produzione in latino, il cui principale creatore e insieme destinatario è il clero. Quindi prevale una letteratura a carattere didattico, alla quale però si affiancano alcuni nuovi generi, tra cui il dramma sacro e la storiografia. In tale contesto si colloca ad esempio la Chronica Bohemorum del prete Cosma.
A partire dagli anni ’70 del sec. XIII, contemporaneamente alla germanizzazione della corte reale di Praga (a seguito della politica matrimoniale dei Přemyslidi) si registra una crescente colonizzazione del territorio boemo da parte dell’elemento tedesco. Nella popolazione ceca, invece, si affermano nuovi sentimenti nazionali che trovano la loro espressione nell’ambito della letteratura in vernacolo.
I primi testi vernacolari cechi si inquadrano nella produzione della poesia sacra: a questo genere appartiene ad esempio la nota Preghiera o Canto di Kunhuta. Inoltre, all’inizio del sec. XIV si ha la prima versione ceca del Contrasto tra l’anima e il corpo. Copiosa è in questo periodo l’epica religiosa, rappresentata soprattutto da leggende in lingua ceca (ad esempio la Leggenda di s. Dorotea). Comunque, le testimonianze letterarie più significative si incontrano nel genere dell’epica profana, e in particolare nell’Alessandreide e nella Cronaca del cosiddetto Dalimil.
Il periodo che va dalla metà del sec. XIV agli inizi del sec. XV, che coincide con il regno dell’imperatore Carlo IV di Lussemburgo e, successivamente, con quello di suo figlio Venceslao, viene definito come l’età d’oro delle lettere ceche. Nuovi rappresentanti della produzione culturale di tale periodo sono docenti dell’università praghese (fondata nel 1348), o comunque autori provenienti dalla borghesia cittadina. La produzione letteraria in lingua ceca è allora caratterizzata da una notevole diversificazione sia delle forme sia delle tematiche: nascono, ad esempio, nuovi tipi di lirica e di dramma profano.
In riferimento al periodo in questione, la pubblicazione qui recensita rivolge l’attenzione alla poesia satirica e amorosa, prodotta in gran parte da studenti universitari praghesi, nonché alle prime sceneggiature teatrali in lingua ceca (a cui appartiene, ad esempio, la famosa parodia del dramma liturgico dal titolo Mastičkář, ‘Unguentario’). Inoltre viene fatto riferimento all’epica cavalleresca, in versi e in prosa, che domina la letteratura profana scritta in lingua ceca a partire dalla metà del sec. XIV. Allo stesso periodo risalgono anche due opere religiose in versi di particolare interesse. La prima è la Leggenda di s. Procopio, basata su un precendente modello latino, mentre la seconda è la Vita di s. Caterina. Una notevole attenzione è infine prestata alle principali opere satiriche nate verso la fine del sec. XIV (di cui la più importante è la satira Podkoní a žák ‘Lo scudiero e lo studente’), nonché alla poesia lirica profana dello stesso periodo.
L’ultimo capitolo invece tratta della letteratura ceca del cosiddetto periodo ussita, collocabile all’incirca tra gli anni 1415-1471. In tale contesto, l’autrice fa emergere soprattutto l’opera dell’originale pensatore ceco Petr Chelčický, a suo modo predecessore dell’insegnamento della non violenza, formulato secoli dopo dal classico della letteratura russa Lev Tolstoj. In conclusione, si ritiene opportuno osservare che la letteratura ceca medievale, in confronto con quella umanistica o barocca, ai tempi d’oggi risulta assai più esplorata. Tra gli studiosi che se ne sono occupati possiamo menzionare Josef Dobrovský, fondatore della slavistica e autore del compendio di letteratura ceca, scritto però in tedesco, intitolato Geschichte der böhmischen Sprache und Literatur (1792). I risultati di ricerche più recenti sono stati sintetizzati nell’edizione detta “accademica” della Storia della letteratura ceca (1959), curata da Josef Hrabák. Nella seconda metà del Novecento vi si aggiungono ricerche specifiche svolte da Jaroslav Kolár, Eduard Petrů, Emil Pražák e Jan Lehár.
Pur basandosi su fonti che sono, anche nell’ambito italiano, abbastanza conosciute, Michaela Hashemi-Kopecká, esperta soprattutto nel campo della letteratura barocca, è riuscita ad aggiungere alcune novità che sono frutto delle sue proprie ricerche. A questo proposito merita attenzione soprattutto la sua ipotesi sul possibile influsso del Glossario ceco-latino (risalente alla metà del sec. XIV, e che contiene quasi 7.000 vocaboli cechi) sui più tardi “libri di emblemi” come il Mondo simbolico formato d’Imprese di Filippo Picinelli.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
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