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Sztuczki, PL, 95’, 2007, regia: Andrzej Jakimowski, con: Tomasz Sapryk, Damian Ul, Ewelina Walendziak
Di Alessandro Ajres
È la storia di un fratello e una sorella della desolante provincia polacca, la cittadina è quella di Walbrzych in Bassa Slesia, cresciuti senza padre e con una madre assai poco presente. Entrambi sognano di fuggire dalla loro condizione, l’uno verso l’unità familiare, l’altra verso un lavoro all’estero, nella fattispecie in Italia. Il ragazzino combina guai – i Giochetti del titolo – in continuazione, per cercare di capire dove vada davvero la vita: cerca di liberare i piccioni a volare, posiziona due soldatini sui binari per vedere se finiranno prima o poi stritolati, getta delle monete tra le rotaie per osservare cosa accadrà a chi oserà raccoglierle. Ne deduce che il destino non è irreversibile come appare a uno sguardo superficiale. La ragazza, dal canto suo, più anziana e disincantata, trascorre le proprie giornate lavando piatti e ripetendo improbabili conversazioni in italiano da manuale (tutte incentrate sulle faccende domestiche!). Ha un corteggiatore cui concede e si concede pochissimo, concentrata com’è nel suo desiderio di libertà. Fratello e sorella, a modo loro, coltivano entrambi la speranza di un ritorno paterno. Credono di riconoscere il loro padre in un uomo che tutti i giorni prende il treno dalla stazione del loro villaggio. Inizialmente, la durezza con cui la ragazza scaccia tale ipotesi frena la convinzione del fratello più piccolo; ma poi, lentamente, questi s’impadronisce del proprio sogno e fa di tutto per vederlo realizzato. Dopo essere riuscito a liberare i piccioni, prima era troppo piccolo per imitare a dovere il vecchio che se ne occupa quotidianamente, il protagonista fa sì che la situazione si risolva. I due soldatini, lui e suo padre, si incontreranno e si riconosceranno; mentre la sorella rinuncerà al colloquio per ottenere il lavoro in Italia, una volta compreso l’importanza di ciò che sta per perdere.
Il film ha conquistato al Festival di Venezia il Premio Europa Cinema, al Festival di Mannheim-Heidelberg il Premio Speciale della Giuria; mentre il giovane interprete Damian Ul, ora studente di quarta elementare, si è aggiudicato a Tokyo il premio come migliore attore. Non stupisce, dato che nell’opera si trovano alcune intuizioni davvero brillanti ed elaborazioni raffinate. L’abilità di ricondurre questioni così grandi alla dimensione della quotidianità è strabiliante, così come il gioco (giochetto, sarebbe meglio dire) con lo spettatore, cui vengono lanciati segnali e suggerite metafore di continuo. Stupisce, piuttosto, che la pellicola abbia fatto incetta di riconoscimenti e premi anche in patria, tra tutti quello di miglior film al Festival di Gdynia. Dopo Pręgi (2004, regia: Magdalena Piekorz) e Jestem (2005, regia: Dorota Kędzierzawska), evidentemente, il filone dell’infanzia maltrattata nel contesto di una realtà sociale deprimente non ha ancora smesso di fare proseliti. Salvo miracoli, difficile che Sztuczki venga distribuito in Italia.
eSamizdat
Rivista di culture dei paesi slavi
Registrata presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
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A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
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