"Pourquoi je suis slaviste".
Dialogo con Georges Nivat
A cura di Marco Sabbatini
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 15-20

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[Dall'incipit del dialogo]

Marco Sabbatini
Chi intraprende la via della slavistica ha sempre una curiosità legata ai perché e alle modalità con cui le
generazioni passate si sono appassionate a tali studi: lei, Georges, quando e come è diventato un russista o più
in generale uno slavista?

Georges Nivat
Il mio primo contatto con la lingua russa risale all'età di 16 anni, quando strinsi amicizia con un rilegatore che lavorava "in camera", al settimo piano di una vecchia casa a Clermont-Ferrand, la mia città natale. Proveniva da Kuban' e aveva combattuto con Denikin, poi aveva sposato una donna di Clermont. Fu lui a farmi apprendere un po' di russo col suo accento molto meridionale, del quale mi sono dovuto successivamente disfare. A vent'anni entrai come latinista alla Scuola Normale Superiore della rue d'Ulm a Parigi, anche se avevo portato a termine gli studi d'inglese (l'aver frequentato delle scuole inglesi mi aveva portato ad amare l'Inghilterra). Ed è proprio lì, in questa sorta di abbazia di Thélème della rue d'Ulm che ho cominciato a studiare il russo. I professori d'inglese alla Sorbona mi annoiavano e andai allora ad ascoltare il professor Pierre Pascal. Scoprii tutt'altro genere d'insegnamento: personale, ironico, caloroso; fu lui a convertirmi definitivamente al russo.


Marco Sabbatini
All'epoca era un ambito di studi con un marcato retroscena ideologico...

Georges Nivat
Nell'ottobre 1956, Pierre Pascal m'inviò in Urss, dove lui, essendo sfuggito per un pelo alle grandi purghe di Mosca dopo diciassette anni d'impegno rivoluzionario, non si recava più. Avevo una camera sulle colline Lenin: di stranieri c'erano solo due o tre francesi, degli studenti dei paesi socialisti (avevo molti amici polacchi) e qualche altro studente occidentale inviato dai partiti comunisti; il contingente più grande era quello italiano. C'erano Berlinguer e altri, io strinsi amicizia con uno di loro, che si chiamava Enzo Ferrari.



Marco Sabbatini
Quale fu la prima impressione del mondo russo nel contesto dell'Unione sovietica? Era complicato potersi muovere nell'Europa dell'Est e in particolare in Urss per uno studente universitario occidentale?

Georges Nivat
Sono riuscito a viaggiare parecchio, anche se occorreva l'autorizzazione dell'Ovir. Ero rimasto stupito dal fatto che la Russia sovietica fosse molto lontana da un paese irreggimentato: vi regnava un vivo disordine. Alla stazione di Kiev mi capitò di vedere delle donne passare, per non pagare il biglietto, "in tromba" davanti al controllore usando il sistema "dell'ariete". Non ero mai stato comunista, ma credevo esistesse un ordine più utopico nella Russia comunista. Quel disordine invece mi piaceva. Feci rapidamente conoscenza con dei dissidenti e con alcune vittime del Terrore. Cominciavo ad aver un punto di vista opposto, a vedere "il sotterraneo".

[...]

 
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