Conversazione con lo scrittore Vladislav Otrošenko sulla sua concezione dei generi narrativi.
A cura di Gabriella Imposti
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 15-20
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[Dall'incipit del dialogo]

Vladislav Otrošenko è nato nel 1959 a Novočerkassk nel sud della Russia, nel 1980 si è trasferito a Mosca dove ha studiato alla facoltà di giornalismo ed ha iniziato la sua carriera letteraria nel 1987 con il ciclo di racconti Dvor pradeda Griši [Il cortile del bisnonno Griša]. Nel corso degli anni questi racconti sono stati ripubblicati più volte in Russia e nel 2003 hanno valso all’autore il prestigioso premio Jasnaja Poljana. Nel luglio 2004 Otrošenko, assieme al poeta Evgenij Rejn e alla traduttrice dall’italiano in russo Elena Kostjukovič ha ricevuto il premio Grinzane Cavour.
Le opere di Otrošenko sono state tradotte in diverse lingue (inglese, ungherese, serbo, slovacco, cinese, estone) e pubblicate in numerosi paesi. Il giovane autore russo è da tempo noto al pubblico italiano: già nel 1997 per la casa editrice Voland Mario Caramitti ha curato la traduzione del ciclo di racconti Persona vne dostovernosti, con il titolo italiano di Testimonianze inattendibili; un brano dal suo romanzo Priloženie k fotoal’bomu è stato tradotto per l’antologia curata dallo stesso Mario Caramitti Schegge di Russia (Roma 2002), e proprio negli ultimi mesi del 2004 la Voland ha pubblicato, con lo stesso curatore, la traduzione integrale del romanzo con il titolo italiano di Didascalie di foto d’epoca (il volume contiene anche il ciclo di racconti Il cortile del bisnonno Griša, tradotto da Bianca Sulpasso). A Vladislav Otrošenko è anche stato dedicato un articolo nell’Enciclopedia Rizzoli, Annuario 1994; hanno scritto su di lui giornali come La Repubblica, Il Manifesto, Il Corriere della sera e la rivista Panorama che ha presentato lo scrittore come “un uomo del Sud, lirico inventore di mondi fantastici e di atmosfere sensuali”.
Nel novembre del 2003 nel corso del convegno internazionale Post-scripta. Incontri possibili e impossibili tra culture, organizzato presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell’Università di Bologna, Otrošenko ha letto una relazione sul tema del ruolo dello spazio statale e geografico nell’autocoscienza dello scrittore (gli atti sono attualmente in corso di stampa). Durante la giornata conclusiva del convegno, dedicata all’incontro con il pubblico dei lettori e svoltasi nella splendida sala del Consiglio della provincia, alcuni attori, con l’accompagnamento di musiche suonate da un giovane e valente artista, hanno letto brani scelti dalle opere degli scrittori invitati alla manifestazione; particolare successo ha riscosso il frammento di Otrošenko tratto dall’antologia curata da Mario Caramitti. Il pubblico è stato particolarmente colpito dalla vivacità dello stile narrativo, dal carattere fantasmagorico ed esotico e assieme profondamente umano delle situazioni e delle avventure dei personaggi. Nel dicembre del 2004 inoltre Otrošenko è stato invitato al festival della cultura russa organizzato a Roma e, in quegli stessi giorni, alla fiera della piccola e media editoria italiana, è intervenuto a tavole rotonde, rilasciando interviste a diversi quotidiani e settimanali e partecipando, assieme al suo traduttore ufficiale, Mario Caramitti, alla trasmissione culturale radiofonica Farenheit (Radio Tre).
Vladislav Otrošenko si considera innanzi tutto un autore di racconti, pur avendo scritto anche romanzi. E proprio la definizione dei generi coltivati dall’autore e la traduzione dei relativi termini russi rasskaz, povest’, roman nei corrispondenti italiani fa sorgere la questione di quali siano i tratti distintivi di ciascun genere. Chiunque abbia esperienza di insegnamento della letteratura russa si è imbattuto a un certo punto con il problema di come spiegare agli studenti in cosa consista la sostanza, la specificità di ciascun genere narrativo. Particolare attenzione di solito viene dedicata al genere della povest’ proprio a causa del radicale mutamento del suo status dai tempi delle cronache anticorusse alla sua secolarizzazione nel Seicento e alla sua “canonizzazione” letteraria per opera di Karamzin. Ma questa è solo una parte della questione, che spesso viene liquidata sbrigativamente in termini meramente “quantitativi”, di estensione del testo narrativo, senza nessun riferimento alle sue caratteristiche, per così dire, strutturali.
Nel settembre 2004 ero ospite in casa di Vladislav Otrošenko, e mentre ero comodamente seduta nella sua cucina, sorseggiavo una tazza di tè verde guardando dalla finestra il tipico panorama della periferia moscovita fatto di casermoni uniformi, ho iniziato una conversazione con lo scrittore proprio su questo argomento su cui da tempo mi interrogavo. Mi interessava capire quale è il punto di vista, per così dire “tecnico”, di un professionista che lavora costantemente con questi generi, che li manipola ogni giorno e ne conosce a fondo tutte le caratteristiche e le sottigliezze. Per questo motivo nella traduzione italiana di questa mia conversazione con Vladislav Otrošenko lascerò la definizione di genere nella lingua originale per non sovrapporre il significato dei termini specifici italiani a quelli originari russi, dando eventualmente tra parentesi quadre la traduzione italiana e usando le virgolette quando mi riferisco alla parola in quanto “termine”.
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