"Se facessimo soltanto sogni piacevoli, ci annoieremmo".
Dialogo con Vladimir Sorokin.
A cura di Marco Dinelli
eSamizdat 2003 (I), pp. 21-25
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[Dall'incipit del dialogo]

Marco Dinelli
Vladimir, quali sono gli autori che secondo te hanno avuto un peso rilevante nella tua formazione?

Vladimir Sorokin
In tempi diversi mi hanno influenzato autori diversi, ma se si vuole tentare di individuarne qualcuno, si possono probabilmente citare Gogol', Tolstoj, Kafka e Charms. Questo per ciò che riguarda gli autori. Ma da bambino sono stato fortemente influenzato dalle fiabe.

Marco Dinelli
Dalle fiabe popolari russe?

Vladimir Sorokin
Direi di no. Non dalle fiabe popolari russe, ma da Le mille e una notte, e poi da alcune fiabe europee, ma soprattutto da quelle arabe.

Marco Dinelli
Il tuo nome compare nei manuali di storia della letteratura, sui tuoi romanzi e racconti si scrivono articoli e tesi di laurea. Di solito le tue opere vengono trattate nel contesto di ciò che è stato definito "postmodernismo russo"'. Negli ultimi anni, però, alcuni critici e scrittori considerano il postmodernismo una categoria ormai inutilizzabile per delineare ciò che sta avvenendo nell'ambito della letteratura russa contemporanea. Tra le nuove proposte terminologiche compare l'espressione, usata anche da te in diverse occasioni, "nuova sincerità". Potresti dirmi che cosa ne pensi e chiarire il significato di questa definizione?

Vladimir Sorokin
Per me vuol dire il ritorno all'enunciazione diretta, cioè passare dalla metatestualità alla voce dell'autore. Tornare all'enunciazione diretta è molto difficile, soprattutto ora, dopo che il postmodernismo, come una mandria di elefanti, ha calpestato tutto, e a molti sembra che non si tratti della tua voce ma di una sorta di gioco all'enunciazione diretta, e proprio qui vedo il problema principale... Mi sembra che in questo momento sia in atto una lotta straziante per ritornare all'enunciazione diretta, e questa lotta è talmente straziante che ricorda il tentativo di riacquistare la parola da parte di una persona che ha avuto un ictus... Ma gli autori che avvertono questa situazione e tentano di reagire, stanno imparando a parlare in modi extraletterari. Limonov va in prigione, la giovanissima Irina Denežkina scende in strada e della strada accoglie lo stile di vita... Mamleev costruisce una dacia facendo affidamento sul fatto che ci abiteranno i seguaci della sua dottrina mistica, e questo lo stimola a trovare nuove intonazioni e gli permette di conservare la sincerità dell'enunciazione. Viktor Erofeev sposa una diciottenne e vive una sorta di rinascita fisiologica, Tatjana Tolstaja va in televisione, Pelevin tace da cinque anni, Michail Elizarov studia canto classico, Egor Radov si trasforma in un esempio di sobrietà. E io mi allontano definitivamente dal giro degli spostati e frequento gente più, diciamo, psichicamente sana, che ha un rapporto diretto con la realtà. Ecco tutto. Secondo me, si tratta di percorsi diversi, ma tutti orientati verso la ricerca di una nuova sincerità.
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