Rita Giuliani
Gogol’ e il Natale di Roma 1837
eSamizdat 2004 (II) 3, pp. 47-53
[Contributi del "Seminario italo-francese di studi dottorali in Slavistica",
Roma 23-24 gennaio 2004,
a cura di M.C. Ferro e C. Renna]

[Dall'incipit dell'articolo]

Conoscenti e amici di Gogol’ nelle loro memorie ci hanno lasciato un’immagine dello scrittore come di un uomo impenetrabile, indecifrabile, accorto a nascondere anche gli intimi sentimenti e vicende della propria vita. Gogol’ stesso nel 1844 confessò in una lettera all’amico Stepan Ševyrev: “Io non sono mai riuscito a parlare di me apertamente” (XII, 394) . Questo dato caratteriale, unito alla frammentarietà delle informazioni in possesso dei memorialisti e a una certa tendenziosità della critica russa, infastidita dall’amore che Gogol’ a parole e a fatti professava per Roma, ha finito per rendere il periodo romano della vita di Gogol’, quattro anni e mezzo distribuiti su soggiorni che vanno dal 1837 al 1846, quello meno documentato e meno studiato.
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