"Moltissimi sono i verseggiatori, pochi i Poeti".
L'italiano e la letteratura italiana nell'Europa centrale del XVII e XVIII secolo
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 35-50
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[Dall'incipit dell'articolo]

Plurilinguismo letterario e italomania erano fino a non molti anni fa parole quasi del tutto sconosciute alla ricerca letteraria: negli ultimi tempi sono invece diventati, pur con risultati per il momento piuttosto scarsi rispetto all’impegno messo in campo, importanti strumenti per lo studio della storia della cultura europea. Per quanto riguarda il mondo slavo, nell’ambito dei fiorenti studi sui rapporti culturali dei paesi slavi con l’Italia, più costante è stata nel passato l’attenzione ai fenomeni di plurilinguismo. Se non ci si può meravigliare troppo che la maggior parte degli studi si sia concentrata sui paesi slavi del sud e sulla Polonia, più difficile risulta comprendere come l’Europa centrale, la zona in cui (almeno nel Seicento) il fenomeno si è manifestato in forma più marcata, sia rimasta del tutto ai margini della ricerca. È proprio nell’Europa centrale del Seicento infatti che il plurilinguismo tra latino, italiano, tedesco, ceco e ungherese, viene amplificato da una notevole presenza italiana, vera e propria propaggine della cultura italiana al di fuori dell’Italia. Troppo spesso in passato la storia letteraria dell’Europa centrale è stata semplificata e banalizzata, nel tentativo di renderla omogenea alle storie letterarie “nazionali” che venivano di volta in volta elaborate. Sempre più chiara è invece oggi la necessità di accettarla e analizzarla in tutta la sua complessità, partendo dalla considerazione (banale, ma necessaria), che nei territori degli Asburgo la compresenza di italiano, latino e “lingue nazionali” (soprattutto tedesco, ma nei singoli paesi anche ceco, ungherese, croato e altre) è un fenomeno che supera di molto i fenomeni di plurilinguismo attorno ai quali si è finora concentrata la storiografia italiana (basti ricordare come, oltre alle accademie letterarie e alla lirica d’occasione, in questa parte d’Europa perfino la trattatistica e la storiografia fossero spesso scritte in italiano). Il tema naturalmente è sempre stato poco caro alle varie storiografie nazionali di tutti i paesi emersi dall’esplosione della monarchia asburgica ed è soprattutto per questo motivo che, almeno per quanto riguarda gli studi sul Seicento, in Europa centrale continua ad aggirarsi lo spettro invisibile della cultura italiana.
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