Ai margini della pittura non ufficiale sovietica degli anni Settanta e Ottanta: Erik Bulatov
eSamizdat 2004 (II) 1, pp. 33-40
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[Dall'incipit dell'articolo]

"I realized that everything we had learned was a lie and that I really had to start over again, to learn everything from scratch. When I finished studying at the Institute in 1958, I had to face the question: was I a dissident?", così commenterà in seguito Erik Bulatov la sua conclusione degli studi e l'inizio della sua evoluzione artistica. Nato nel 1933 a Sverdlovsk, l'attuale Ekaterinenburg, da una famiglia di alti funzionari del Partito trasferitisi poi a Mosca nel 1936, Bulatov viene indirizzato dai genitori fin dall'inizio verso il campo artistico: dapprima all'interno del circolo di disegno e grafica alla Casa dei Pionieri, quindi alla scuola di specializzazione artistica e, dal 1952, al prestigioso Istituto d'arte Surikov, nella Facoltà di Pittura. La rigida formazione all'interno dell'Istituto era dettata dai dogmi del realismo socialista e gran parte dell'arte russa delle avanguardie e della pittura occidentale post-impressionista veniva di fatto ignorata ed esclusa dai programmi d'insegnamento. Bulatov cerca quindi al di fuori dell'ambiente accademico i suoi maestri trovandoli in Robert Falk e Vladimir Favorskij, due artisti della generazione precedente capaci di mantenere una certa autonomia creativa anche negli anni dello stalinismo. Bulatov, come detto, termina gli studi nel 1958 e la sua fase di secondo apprendimento necessita di anni di raffinamento e, ovviamente, per poterlo fare ha bisogno di trovare una professione parallela. Grazie all'aiuto di Il'ja Kabakov riesce a ottenere un posto come illustratore di libri per l'infanzia, attività che svolgerà per trent'anni e che gli permetterà di aderire nel 1967 al Sojuz Chudožnikov [Unione degli Artisti]. Il tempo dedicato alla vocazione pittorica viene così notevolmente ridotto e a lungo egli non eseguirà che due o tre tele all'anno: "la fase in cui ho dovuto apprendere tutto da capo è durata fino al 1963. Benché il carattere delle mie immagini sia cambiato anche successivamente, credo tuttora che da quel momento il mio lavoro non consista più nell'apprendimento di esperienze estranee e di essere diventato perciò un artista autonomo". A partire dallo stesso anno inizia a firmare i suoi lavori e la prima esposizione personale, tenuta insieme a Valentin Kalinin nel 1965 presso l'Istituto di Fisica Nucleare Kurčatov, viene chiusa dalla polizia a un'ora dall'apertura. Nel 1968 può esporre per due sere, una insieme a Kabakov, al Sinjaja Ptica [Uccello blu], un caffè della capitale frequentato da giovani artisti. Il resto delle esposizioni personali a cui prende parte in Unione Sovietica viene organizzato dall'Unione degli artisti, cui partecipa esclusivamente in veste di illustratore. La sua prima opera presentata in Occidente, Avtoportret [Autoritratto, 1968], esposta in occasione della mostra Avant-garde russe, Moscou, organizzata a Parigi nel 1973 da Dina Vierny, suscita notevole interesse fra il pubblico. Sarà proprio Dina Vierny a introdurre Bulatov nell'ambiente occidentale, dando il via a una serie di mostre personali e collettive sia in Europa che in America. Nel 1990 matura la decisione di trasferirsi con la moglie a Parigi, dove tuttora vive e lavora.
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