Alena Wildová Tosi
Angelo Maria Ripellino e il teatro ceco
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 439-445
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[Dall'incipit dell'articolo]

Sul teatro ceco Ripellino non ha scritto un libro paragonabile a Il trucco e l’anima: ma forse sarebbe meglio dire che non ha fatto in tempo a scriverlo, a organizzarlo in volume. Il teatro ceco era infatti per lui un amore di lunga data, il primo amore teatrale slavo. Risale alle fervide stagioni subito dopo la guerra, quando a Praga si potevano ancora vedere, al teatro di Vinohrady, le riprese di celebri spettacoli diretti dal creatore della regia ceca moderna, Jaroslav Kvapil, e allo stesso tempo seguire il lavoro dei tre principali registi d’avanguardia, Frejka, Honzl e Burian. Honzl metteva in scena al Teatro Nazionale Dalla vita degli insetti dei fratelli Čapek, Frejka rappresentava al Municipale Che guaio l’ingegno di Griboedov, E.F. Burian riproponeva al D 46 e poi al D 47 e al D 48 alcuni dei suoi migliori spettacoli d’anteguerra e ne allestiva di nuovi. In quel periodo Ripellino (che aveva ottenuto una delle prime borse di studio per la Cecoslovacchia) aveva la possibilità di assistere, ad esempio, alla “suite popolare” Amore dispetto e morte, al poetico e poetistico spettacolo Gli amanti del chiosco di Vítězslav Nezval, alla realizzazione scenica di un testo barocco popolare come Esther, o ancora al rifacimento della commedia ottocentesca Ciascuno qualcosa per la patria di Klicpera. Vi assistette veramente?, viene da domandarsi. Ad alcuni certamente sì, e non solo perché li menziona in un articolo su l’Unità del 1948; erano spettacoli di cui in tutta Praga si discuteva e non poteva certo lasciarseli sfuggire proprio Ripellino, il quale anni dopo, in Storie del bosco boemo, avrebbe confessato: “sono più vago di teatro che non è la capra di sale”. Questa passione si intrecciava inoltre con l’interesse dello studioso, che già in quel suo primo reportage teatrale seppe cogliere con esattezza il significato del teatro per i cechi: “oggi ancora come nell’Ottocento intorno alle ribalte più importanti si accentra la vita culturale, letteraria, artistica”. Parallelamente rimase attratto anche dal teatro delle marionette, un genere che vantava in Cecoslovacchia una lunga tradizione e sorprendenti sviluppi moderni. Il suo primo saggio teatrale, “Il teatro di marionette nel romanticismo boemo”, rivela un tratto che successivamente avrebbe caratterizzato più d’una ricerca ripelliniana: l’interesse per un fenomeno considerato minore, per un genere “povero”, per autori snobbati dalla critica ufficiale. C’è già un legame con l’avanguardia poetistica ceca degli anni Venti e Trenta (la quale recuperava volentieri simili autori e generi) e, d’altra parte, il primo manifestarsi in Ripellino di una curiosità per manichini e marionette, automi e biomeccaniche che più tardi ne avrebbe fatto uno specialista del settore, lo avrebbe portato a studiare l’opera di Mejerchol’d e si sarebbe riflessa anche nelle pagine di Praga magica.
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