Valeriano Magni, il cardinale e il teatro del mondo
eSamizdat 2003 (I), pp. 217-224
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[Dall'incipit dell'articolo]

Anche se la controriforma in Boemia resta tema di forti discussioni nella storiografia ceca e tedesca, è indubbio che negli ultimi anni si è passati dalla fase della condanna incondizionata a quella dello studio di fonti troppo spesso trascurate. È ormai chiaro che dietro alle trasformazioni sociali e politiche, avvenute dopo il 1620 nelle terre della corona boema, non si nascondeva soltanto l'avidità di politici senza scrupoli, ma anche lo scontro di due strategie di controllo del territorio e della popolazione complementari ma diverse tra loro: quella della corte imperiale e quella della curia romana. Al centro dello scontro tra queste due articolate concezioni sul modo in cui mettere in pratica la controriforma si trovava l'arcivescovo di Praga, Ernst Adalbert von Harrach (1598-1667). L'insuccesso del suo tentativo di ricondurre la Boemia all'interno della comunità cattolica senza arrivare a uno scontro manifesto tra le strategie di Roma e Vienna era chiaro già ai suoi contemporanei: "si bene ha procurato di destreggiare col Papa, e coll'Imperatore, ad ogni modo pare, che habbi acquistato poc'aura di qua, e di la". Se tutti gli anni Venti erano stati caratterizzati in Boemia dal crescente antagonismo tra potere secolare e potere temporale, ulteriore acqua sul fuoco doveva portare nel 1632 lo shock della presa di Praga da parte dell'esercito sassone. L'esilio forzato di tutta la classe dirigente della Boemia non aveva infatti portato a una pausa nello scontro in atto, anche perché la disastrosa situazione economica dell'arcivescovo ne aveva indebolito notevolmente la posizione. Stanco dei continui dissidi, l'arcivescovo, dal canto suo, aveva cercato di approfittare delle discussioni sulla necessità di inviare un ambasciatore straordinario a Roma per ottenere l'incarico e abbandonare un arcivescovato sempre più scomodo. Da anni si parlava del resto di un possibile trasferimento a Roma di un "cardinale nazionale" come residente dell'imperatore e Vienna poteva in quel momento contare su due cardinali che non avevano ancora preso il proprio cappello cardinalizio. Rispetto ad Harrach, il candidato prescelto, il cardinale ungherese P. Pázmány, aveva però il notevole vantaggio di poter sovvenzionare il viaggio di tasca sua.
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