Tra idealismo utopistico e dissoluzione dell'università. Il dottorato e la slavistica II
Rispondono: 15 Professori.
eSamizdat 2005 (III) 1, pp. 227-247
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[Dall'incipit dell'anketa]

Come promesso nella presentazione dell'anketa "'Nelle profondità delle cave siberiane...''. Il dottorato di ricerca e la slavistica'', pubblicata nel numero 2004/2 (pp. 227-248) di eSamizdat <http://www.esamizdat.it/anketa\_eS\_2004\_(II)\_2.pdf>, abbiamo deciso di organizzare una sorta di "controanketa'' che coinvolgesse stavolta non i dottorandi e dottori di ricerca, ma chi ai dottorati, in questi anni di confuse riforme, cerca comunque di dare un contenuto. Il 15 gennaio del 2005 abbiamo inviato le nostre domande a 50 professori e in quel momento l'anketa dei dottorandi risultava scaricata dal nostro sito 11 volte. Con nostra discreta sorpresa abbiamo scoperto che la sera stessa i download avevano già raggiunto quota 28. A fine gennaio siamo arrivati a quota 67. È chiaro che il tema è capace di attirare l'interesse tanto dei dottorandi quanto dei docenti...
Abbiamo finora ricevuto 15 risposte, che qui pubblichiamo nella forma in cui ci sono state spedite (Giuseppe Dell'Agata e Nicoletta Marcialis hanno preferito la formula della risposta unica e per questo motivo non compaiono in ordine alfabetico, ma alla fine di tutte le risposte).
Ci sarebbero naturalmente dei punti a cui ci sarebbe piaciuto rispondere, anche perché in qualche risposta veniamo chiamati in causa come rivista, ma non lo facciamo perchè eSamizdat non era l'oggetto di quest'anketa.
Ci è stata poi rivolta la richiesta di organizzare una "seconda puntata'' non in concomitanza con scadenze universitarie. Da parte nostra confermiamo, nel caso in cui dovessimo ricevere altre risposte, tutta la disponibilità a riaprire quest'anketa (come del resto abbiamo fatto anche in occasione di quella su Ripellino).
In alcune delle risposte è stata poi avanzata l'ipotesi di organizzare un incontro per parlare "tutti insieme'' di quanto emerso in queste due ankety. Da parte nostra siamo naturalmente disponibili a partecipare, ma crediamo che l'organizzazione di un incontro del genere richieda una forza e un carisma decisamente superiori a quelli in nostro possesso...
In ogni caso pensiamo che un risultato importante sia stato già raggiunto. Proprio la diversità delle risposte dei professori rispetto a quelle dei dottorandi ha confermato quanto bisogno ci sia di un dialogo tra due categorie che in Italia si confermano davvero troppo lontane: anche senza aver fatto un'analisi esaustiva, sembra infatti evidente che, rispetto ad altri paesi in cui il dottorando è (in qualche forma) integrato all'interno delle attività del dipartimento a cui fa riferimento e ne conosce i problemi, in Italia è molto lontano perfino dal conoscere le difficoltà di base della struttura in cui pure si trova a lavorare. Come peraltro auspicano anche alcune delle presenti risposte, non c'è che da augurarsi che questo percorso di "riavvicinamento'' continui...
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