“Nella profondità delle cave siberiane...”
Il dottorato di ricerca e la slavistica
Rispondono: 29 dottorandi e dottori di ricerca.
eSamizdat 2004 (II) 2, pp. 227-248
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[Dall'incipit dell'anketa]

L’idea di quest‘anketa (in cui non tutti hanno risposto a tutte le domande) è nata dalla sorpresa di scoprire l’esistenza di un numero di dottorati crescente di cui, onestamente, non avevamo mai sentito parlare. Il cambiamento strutturale che hanno attraversato i dottorati negli ultimi anni è stato profondo (a partire dall’età dei vincitori) e, come avviene spesso, non sempre ci si è resi conto delle implicazioni che una tale trasformazione comporta. Il passaggio da un modello ormai rodato (il dottorando è già di fatto uno studioso, che spesso ha cercato più volte di vincere il concorso e ha all’attivo una consistente bibliografia) a uno completamente nuovo (alcuni dottorandi sono giovanissimi e alle prime armi nel campo della ricerca, altri non hanno la borsa di studio) è tuttora in corso, ma molti problemi strutturali sono già evidenti. Quest’anketa non nasce quindi da un’intenzione polemica nei confronti degli organizzatori o di alcuni dottorati, ma da quella sensazione di disagio che è facilmente avvertibile da chi prova a stabilire un contatto con chi inizia oggi a fare un dottorato di ricerca in slavistica. Tutto sommato anche la decisione di molti di scegliere la strada della risposta anonima (che naturalmente rispettiamo e, almeno in certi casi, comprendiamo) non è certo un buon segnale del clima generale che circonda la fase di formazione dei futuri ricercatori. Sarà sicuramente interessante, in futuro, sentire anche l’altra campana, che in ogni caso, e per la prima volta, potrà valersi, nella pianificazione delle strategie future, di una raccolta dati piuttosto ampia sullo stato d’animo di chi oggi un dottorato vuole comunque farlo. Anche quando è difficile trovare una soluzione, conoscere l’esistenza di un problema è sempre un buon passo avanti...
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