Angelo Maria Ripellino. A 80 anni dalla nascita e 25 dalla morte.
Rispondono: Sergio Corduas, Cesare G. De Michelis, Stefano Garzonio, Rita Giuliani, Luigi Marinelli, Claudia Scandura, Sylvie Richterová ed Alena Wildová-Tosi.
eSamizdat 2003 (I), pp. 171-177
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[Dall'incipit dell'anketa]

eSamizdat
Pensando a molte letterature slave non si può prescindere dall'opera di interprete e di traduttore di A.M. Ripellino. Può provare a tratteggiare il suo contributo al settore che le è più vicino?


Sergio Corduas
Essendo il settore "mio" quello ceco, il contributo di AMR è ovviamente immenso. Consiste massimamente secondo me nella quantità di impulsi che ha dato a studenti (alcuni-molti ora docenti), case editrici e quindi lettori. Non tutte le sue scelte si sono rivelate vincenti, alcune però hanno segnato l'acquisizione definitiva alla cultura italiana di rilevanti settori di quella ceca.

Cesare G. De Michelis
La vocazione "contemporaneista" di Ripellino è stata decisiva, intanto, nella formazione di un nuovo "canone" della letteratura russa moderna e contemporanea: le sue scelte traduttorie sono state al riguardo essenziali. La sua vocazione "poetica" ha d'altro canto reso possibile uno standard traduttivo di grande incisività, che, soprattutto per la poesia, è stato determinante per la penetrazione in Italia della moderna poesia russa, ben al di là della cerchia degli "slavisti".

Stefano Garzonio
Certamente A.M. Ripellino ha contribuito in maniera decisiva alla conoscenza e alla valorizzazione della letteratura russa nel nostro paese negli anni del dopoguerra. Da un lato, ha svolto una insostituibile opera di traduttore e divulgatore, dall'altro, ha avuto un ruolo guida nell'interpretazione di alcuni momenti centrali della storia della cultura russa. Mi riferisco, ad esempio, ai suoi studi dedicati al teatro di Čechov o a quelli relativi al futurismo russo. Il suo studio su Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia è, in questa prospettiva, un testo esemplare. Come traduttore di poesia, Ripellino si è accostato al verso dei vari autori russi, da Deržavin ai contemporanei, senza rinunciare ad un certo soggettivismo interpretativo, riplasmando così secondo i propri canoni poetici ben conscio dell'evidente violenza testuale che comporta ogni scelta traduttoria. In questa prospettiva le sue traduzioni tendono a vivere di vita propria e costituiscono un indubbio contributo al quadro generale della poesia italiana del tempo.

Rita Giuliani
Tratteggiare in poche righe il contributo di Ripellino alla slavistica, e in particolare, alla russistica italiana è pressoché impossibile. Per farlo in maniera più distesa, ho dedicato all'argomento più di venti pagine di un articolo destinato a un volume di Literaturnoe Nasledstvo dedicato ai rapporti italo-russi, volume che però non ha mai visto la luce. Considero Ripellino un grande esploratore di "continenti" letterari ancora vergini e inaccessibili al lettore italiano, in quest'esplorazione la sua opera di traduttore e quella di interprete s'intrecciano in maniera inscindibile: penso alla temeraria impresa di tradurre e accompagnare con un commento critico quel vertice di difficoltà traduttiva che sono le poesie di Chlebnikov, Pietroburgo di Belyj, alla sua "scoperta" di Rozanov, alla sua lettura del primo Majakovskij in chiave pervicacemente lirico-futurista, alle traduzioni delle liriche di Blok, alla sua ferma convinzione, opposta a quella dell'autore, che la poesia di Pasternak fosse superiore, dal punto di vista artistico, al Dottor Živago, generalmente considerato il capolavoro dello scrittore. Penso alle insuperate, attualissime, traduzioni di Čechov, appena ristampate, e alle loro introduzioni, in cui egli coglie forti elementi simbolisti nelle tranches de vie čechoviane. Ma anche la personalissima lettura del Boris Godunov puškiniano e l'impresa, eccezionale per un studioso appena trentenne, di sintetizzare mezzo secolo di poesia russa nell'antologia critica Poesia russa del Novecento. Per non parlare dell'interpretazione di Esenin, pubblicata nel volume postumo L'arte della fuga, in cui Ripellino coglie analogie tra l'intima "negritudine" del poeta russo e quella del jazzista Charles Parker. E il saggio su Deržavin, che precedette di alcuni anni la scoperta, da parte della critica russa, di un'arte barocca nazionale. Per Ripellino, che aveva inscritto "il vacillante triangolo" della sua vita tra tre città barocche come Palermo, Roma e Praga, cogliere l'elemento barocco annidato nell'opera lirica del poeta russo era stato semplice, quasi istintivo. Potrei continuare a lungo, ricordando, tra gli altri, i saggi su Tjutčev, Lermontov, Tolstoj, Bulgakov, caratterizzati anch'essi da quel dono che definirei mozartiano, che congiungeva in Ripellino la felicità dell'espressione e l'acutezza dell'interpretazione. E la straordinaria operazione di "riviviscenza" del clima teatrale della Russia del primo Novecento, a cui è dedicato Il trucco e l'anima. Per la boemistica, ricorderò solo il volume Praga magica, che, nell'intento di descrivere e ricostruire il mito praghese, è diventato esso stesso parte integrante del mito, al punto da essere raccomandato, come itinerario dell'anima nella storia della città, anche nella guide turistiche.

Luigi Marinelli
Il suo contributo agli studi polonistici, pur esile, è marcato dall'intelligente individuazione di un canone di letture "universale" (Mickiewicz, Norwid, Gombrowicz, Schulz, in parte Witkiewicz) che ogni letterato o studioso di letteratura che si dica tale dovrebbe aver frequentato.

Sylvie Richterová
Nei confronti della letteratura ceca, Ripellino aveva una posizione perfettamente equilibrata tra vicino/lontano, interno/esterno. Lo ha del resto notato anche Roman Jakobson nel suo necrologio di 25 anni fa, e aveva ragione; oggi aggiungerei che quella posizione, ai suoi tempi unica, si è rivelata nel corso degli anni come la più giusta, la migliore per far incontrare e incrociare valori culturali diversi. Aveva inoltre l'intuito di poeta mentre il suo orizzonte culturale abbracciava lo scibile di svariati dipartimenti universitari. La sua visione era più ispirata che accademica e, allo stesso tempo, per quanto riguarda il palcoscenico ceco, anche molto più informata di quanto ci si potesse aspettare nei lunghi anni di censure e silenzi. Ha scoperto per l'Italia Holan, Halas, Kolář, Hrabal, la Linhartová e altri, ha saputo fare delle loro traduzioni grandi eventi letterari. Era ugualmente infallibile nel fiuto politico-sociale e ha diffuso in Italia immagini appassionate eppure precise della Primavera di Praga e degli avvenimenti drammatici che seguirono. In seguito ha fatto innamorare di Praga tutta l'Italia, trasformandola in una fantastica città dell'anima (dell'anima di un pellegrino del meraviglioso, moderno ed eterno). Era un amico sensibile e generoso, capace di far confluire magicamente gli stretti spazi Est-europei in luminose sfere di suoni, colori, forme e movimenti in cui sono di casa l'arte e la letteratura tutta.

Claudia Scandura
Ho seguito i suoi corsi di letteratura russa (4 anni) e di letteratura ceca (3 anni) ma mi sono specializzata in letteratura russa e quindi è questo il settore che sento più vicino. Ripellino ha svecchiato il modo di avvicinarsi alla letteratura russa mostrando come la comprensione del testo letterario sia determinata dai molteplici intrecci letterari e culturali che vi sono sottesi. Ha mostrato come la letteratura russa sia ricca di influenze letterarie di altre letterature e sia strettamente legata a altre forme artistiche, pittura, architettura, musica, teatro, e così via. Le sue lezioni erano un fuoco di artificio in cui egli profondeva tesori di conoscenze e di geniali intuizioni usando il suo stile particolare, ricercatissimo che affascinava lo studente portandolo in un mondo favoloso dove Majakovskij, Blok, Mejerchol'd, Pasternak diventavano dei personaggi vivi. Quello che lui ha fatto nel campo della letteratura russa resta tuttora ineguagliato. Quando assegno le bibliografie agli studenti per le tesi o per gli esami, a volte mi sento in imbarazzo perché non faccio altro che consigliare suoi libri, ripetendo: questo è indispensabile e questo pure! Nei miei corsi non si prescinde dalla lettura di Poesia russa del '900, Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia, Letteratura come itinerario nel meraviglioso, Saggi in forma di ballata e quello che secondo me è il suo capolavoro: Il trucco e l'anima.

Alena Wildová-Tosi
Ha scoperto e fatto conoscere agli italiani alcuni grandi poeti e prosatori cechi del Novecento: la triade Halas - Holan - Kolář, poi soprattutto Hrabal e l'Hašek dei racconti.
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